Beko, in Regione niente di nuovo sul fronte di viale Toselli. Slitta il tavolo al Ministero

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Niente di nuovo sul fronte di viale Toselli, o almeno niente di decisivo. Anzi, per conoscere il prossimo capitolo della vertenza Beko bisognerà aspettare una settimana in più. Il tavolo al Ministero delle Imprese, inizialmente previsto per l’1 ottobre, è stato spostato all’8.

Un rinvio che arriva mentre la ricerca di un nuovo soggetto industriale entra in una fase più ristretta. Dei 219 interlocutori contattati inizialmente da Beko attraverso l’advisor Sermet, il confronto è stato approfondito con 10 e sarebbe rimasto concreto con 4-6 soggetti nei settori dell’elettronica, dell’automazione industriale e della farmaceutica.

A comunicarlo in una nota è la Uilm, dopo il tavolo sulla vertenza che si è svolto in Commissione Sviluppo economico della Regione Toscana e al quale erano presenti anche i manager della multinazionale turca.

Intanto nello stabilimento senese, oggi completamente vuoto, restano 148 dei 299 lavoratori iniziali, con un’età media di 54 anni. A preoccupare le sigle sindacali sono soprattutto i tempi: la cassa integrazione arriverà fino a dicembre 2027 e restano da sciogliere i nodi delle bonifiche, dalla rimozione dell’amianto agli interventi sul sottosuolo.

Tra le richieste delle parti sociali c’è anche un maggiore coordinamento tra Beko, impegnata nella ricerca del reindustrializzatore, e Sviluppo Industriale Siena, proprietaria dell’immobile e titolare della procedura pubblica sugli spazi.

“Ci daremo appuntamento all’8 ottobre. Comunque la Commissione è stata utile e propedeutica, perché abbiamo fatto chiarezza sulla situazione in atto e sulla situazione emergenziale”, puntualizza Massimo Martini, delegato per la Uilm per la vertenza. “Abbiamo ribadito la necessità, soprattutto all’azienda che era presente, di arrivare al tavolo ministeriale di ottobre, dove si ridiscuterà degli eventuali soggetti reindustrializzatori, con degli elementi concreti, perché il tempo stringe. E il tempo per i lavoratori, lo diciamo sempre, è denaro”, dice invece Daniela Miniero, segretaria Fiom Cgil Siena.

“Abbiamo evidenziato il fatto che siamo preoccupati per i tempi. Oggi è finito il tempo delle parole: bisogna fare i fatti, bisogna accelerare. Si è parlato di bonifica e di tempi certi per la bonifica. L’azienda ha espresso ovviamente le sue difficoltà a portare avanti tutto quello che serve a rendere il sito spendibile e appetibile per altri soggetti industriali”, la chiosa del segretario della Fim Cisl di Siena Giuseppe Cesarano

Anche dalla Commissione regionale arriva la richiesta di accelerare. Simone Bezzini, consigliere regionale Pd, sottolinea che al momento “non c’è ancora un progetto di reindustrializzazione definito né sono stati individuati i soggetti chiamati a realizzarlo” e indica nel tavolo ministeriale dell’8 ottobre un passaggio decisivo per far emergere progetti concreti. L’obiettivo, ribadisce, deve restare la reindustrializzazione unitaria dell’ex Beko, cercando di recuperare una capacità occupazionale paragonabile a quella precedente. Bezzini richiama inoltre la necessità di coordinare i diversi soggetti coinvolti e ricorda che la Regione ha finora coinvolto 148 lavoratori in 33 corsi, per complessive 1.320 ore di formazione.

Sulla stessa linea Brenda Barnini, consigliera regionale Pd e presidente della Commissione sviluppo economico, secondo cui la reindustrializzazione dovrà tenere insieme “il rilancio produttivo del sito e la salvaguardia dell’occupazione”. Dopo il tavolo ministeriale, Barnini ritiene utile un nuovo confronto in Commissione con parti sociali, sindacati e Beko Europe, ricordando il ruolo avuto dalla mobilitazione dei lavoratori nell’evitare che la vertenza si riducesse a una semplice dismissione.

Dalla maggioranza regionale alle opposizioni. Enrico Tucci, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, boccia l’audizione e parla di “ennesima sceneggiata della Regione Toscana”, giudicando “assolutamente inutile” il confronto in Commissione. Secondo Tucci, la Regione dovrebbe concentrarsi sulla formazione dei lavoratori e lasciare al Ministero la gestione del percorso di reindustrializzazione.

Il consigliere di FdI sostiene inoltre che la procedura per individuare un nuovo soggetto industriale sia già in corso e richiama la mancata partecipazione di Invitalia all’audizione, motivata, riferisce, da ragioni di riservatezza. “Bisogna lasciar lavorare il Ministero che, nei prossimi mesi, porterà a Siena un soggetto in grado di reindustrializzare il sito e farlo tornare produttivo”, conclude Tucci.

MC