Cappotto e Trecciolino raggiunto, ma Tittia rilancia: “Non ho ancora finito. E sono pronto ai prossimi palii”
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Due cuffie tolte nello stesso anno, 13 vittorie e Trecciolino raggiunto. Eppure, nella testa di Giovanni Atzeni, il traguardo non è ancora quello definitivo. “Mi sono dato un obiettivo mentale anni fa e cerco di raggiungerlo. Sarà difficile, ma ci voglio provare. Ho un sogno nella testa e lo voglio realizzare”. Tittia guarda già avanti dopo un 2026 che lo ha riportato due volte davanti a tutti in Piazza del Campo.
“È stato un anno che si è chiuso nel migliore dei modi – racconta –. Sono molto soddisfatto: ho tolto due cuffie a due Contrade molto importanti e sono molto contento di come sia andato tutto”. Ma anche dopo un’annata storica resta la ricerca di ciò che può essere migliorato: “Cerco sempre di trovare qualcosa che non ha funzionato. È stato così anche quest’anno e quindi cerchiamo di migliorarci ancora”.
Le 13 vittorie significano anche aver raggiunto Luigi Bruschelli detto Trecciolino, il fantino che Atzeni ha sempre indicato come riferimento. “Raggiungere lui penso che per Giovanni sia il massimo, perché il mio idolo è sempre stato lui. L’ho sempre osservato per imparare le cose giuste”.
Ma Tittia non considera chiuso il proprio percorso. E quando il discorso arriva al momento in cui smetterà, la risposta racconta ancora la sua fame: “Si smetterà, come hanno smesso tutti, da perdenti, dopo un paio di Palii in cui le cose non vanno bene. Ma io ci voglio provare”.
C’è poi il futuro del figlio Mattia. Atzeni allontana l’idea di un imminente passaggio di testimone: “Spero che passino altri dieci anni prima che lui affronti questo gioco, perché il Palio è pericoloso. Se c’è di mezzo la mia pelle è un conto, se c’è un figlio è preoccupante”. Ma non sarà il padre a fermarlo: “Lui farà la sua strada e noi lo appoggiamo in tutto e per tutto. Quando sarà pronto non sarò egoista. Lui farà la sua strada, io faccio la mia, poi vediamo dove ci incontriamo”.
Il racconto diventa più personale quando Atzeni torna al periodo seguito alla vittoria del Nicchio. “Ho passato un mesetto a non ricordarmi tante cose. È stata una sensazione strana da una parte, ma appagante dall’altra. Ho conosciuto cose nuove del mio carattere che non conoscevo e penso che mi fortifichino”.
In quel periodo sono stati decisivi la famiglia e le persone più vicine. Resta però un rimpianto: non aver potuto vivere pienamente il dopo Palio insieme al Nicchio e a Fabio Giustarini. “Il dispiacere è non aver goduto il Palio dopo la vittoria insieme a Fabio, insieme al Nicchio e a tutti quanti. Ci sarà tempo per rifarlo. Però non posso dire che mi abbia lasciato cose negative, anzi: solo cose positive”.
Ed è proprio parlando del capitano del Nicchio che arrivano le parole più intime.
“Fabio mi ha seguito in tutto e per tutto. È stato un secondo babbo in questi 23 anni, dal giorno che ho debuttato. Mi è stato vicino anche fuori dal Palio, nella vita di tutti i giorni, in qualsiasi cosa. È una persona che amo davvero, gli devo tutto”.
Una storia che rende ancora più significativo il titolo “Per amore” scelto dal Nicchio per il Numero Unico della vittoria. “Avergli regalato questa gioia, a lui e a me stesso, penso che sia il massimo per Giovanni”.
E se qualcuno immagina un Tittia più appagato e meno affamato dopo un 2026 del genere, la risposta arriva immediata: “Dentro di me sento sempre la stessa voglia. La testa è già prontissima per l’anno prossimo”.