Non riscatto, non rivincita e nemmeno rivalsa. Dopo 28 anni il Nicchio ha scelto un’altra parola per raccontare il ritorno alla vittoria: amore. Si intitola infatti “Per amore” il Numero Unico dedicato al Palio del 18 agosto, conquistato da Giovanni Atzeni detto Tittia su Anda e Bola.
Una parola scelta quando la vittoria ancora non c’era. “La scegliemmo la sera della prova generale, quando tutto era ancora nel territorio dell’incertezza, dell’attesa e soprattutto della speranza”, ha raccontato il priore David Losi. Quell’idea sarebbe poi diventata il filo conduttore dell’intera pubblicazione.
“Dopo 28 anni le parole che potevano venirci in mente erano altre: riscatto, rivincita, rivalsa. Però non era questo il percorso che avevamo fatto”, ha spiegato Losi. Il riferimento è al “per forza o per amore” della tradizione senese: “Alcune volte abbiamo cercato di vincerlo per forza questo Palio. A un certo punto ci siamo resi conto che questo Palio lo dovevamo vincere per amore, perché la storia che ci era stata regalata era un’altra storia”.
Un amore che il priore ritrova anche nelle scelte dei protagonisti. “Per amore il nostro capitano è tornato alla guida della Contrada”, ha detto riferendosi a Fabio Giustarini. E poi Tittia: “È tornato a indossare questi colori per amore. Sapeva che il suo destino con il Nicchio avrebbe dovuto portarlo a vincere, però lo ha fatto rispettando il suo modo di fare, senza forzature, rispettando se stesso e tutti noi”.
Losi ha ricordato anche un’immagine rimastagli impressa: “Quando è uscito dall’Entrone ha preso due nerbi, però poi non ne ha usato nemmeno uno. Uno lo ha usato per salutare le autorità. È stato un momento romantico e bellissimo”.
Da qui nasce anche la scelta di non firmare i testi. “Non conta il singolo: conta la Contrada”, è il principio indicato dal priore.
A raccontare come sia stato costruito il volume è stata Valentina Biagini, della commissione del Numero Unico: “La prima domanda che ci siamo fatti è stata: come si racconta la vittoria di un Palio dopo 28 anni?”. La risposta è arrivata ascoltando il popolo: “Abbiamo cominciato a parlare delle sensazioni e delle emozioni vissute dai nostri contradaioli e abbiamo trovato un filo rosso”.
Il risultato è una sorta di romanzo collettivo. “Parte dal momento in cui il nostro capitano Fabio Giustarini sale le scale e accetta la richiesta di diventare capitano, fino alla vittoria e ai giorni immediatamente successivi”. Non esiste un unico protagonista: “La voce narrante non ha un nome perché è la Contrada che racconta”.
I testi sono nati anche attraverso colloqui e domande rivolte ai contradaioli, talvolta senza svelare immediatamente lo scopo. “Ognuno ha messo un pezzettino dentro il nostro racconto. Non c’è bisogno di dire chi parla, perché siamo tutti noi”.
Il progetto grafico è stato curato da Idem Adv e accompagna la crescita delle emozioni. “All’inizio troverete testi che sembrano quasi normali – ha spiegato Biagini –. Man mano che le emozioni crescono, anche la grafica segue questo percorso: ci sono parole che si scompongono, frasi che si ripetono e fotografie che raccontano momenti per noi indimenticabili”.
Anche Fabio Pozzi, della commissione, ha sottolineato la volontà di trasformare il libro stesso in parte del racconto. Carta, impaginazione, immagini e materiali sono stati pensati perché “il libro come oggetto diventa una forma d’arte”, non soltanto per ciò che contiene ma anche per il modo in cui viene costruito e percepito.
E Biagini lascia ai nicchiaioli anche un suggerimento su come affrontarlo: “Leggete il vostro Numero Unico partendo dall’inizio, senza saltare da una pagina all’altra, perché è un vero e proprio racconto”.
Un racconto che comincia con l’attesa, attraversa 28 anni e arriva fino al bandierino. E che il Nicchio ha deciso di riassumere con due sole parole: “Per amore”.