Fusione Mps-Banco Bpm, Crédit Agricole frena: “Senza di noi non si fa nulla”

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Sulla possibile fusione tra Mps e Banco Bpm arriva un altolà che pesa quasi il 30% del capitale di Piazza Meda. Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm con il 29,3%, fa sapere di non aver ricevuto alcun progetto e rivendica un ruolo decisivo nell’eventuale operazione.

“Non abbiamo ricevuto alcun progetto, né alcuna informazione su una potenziale fusione tra Mps e Bpm”, ha dichiarato il ceo di Crédit Agricole Olivier Gavalda, secondo quanto riportato da Afp. Per questo il gruppo francese non è al momento “in grado di dire se questo progetto potrebbe creare valore per gli azionisti” di Banco Bpm.

Ancora più esplicito il vice amministratore delegato Jérôme Grivet: “Con il 29,3% di Bpm siamo indispensabili. Questo significa che nulla può essere fatto contro di noi o senza di noi”. Grivet ha comunque precisato che Crédit Agricole non è l’unico soggetto chiamato a decidere e che non risulta “alcun progresso concreto” sull’ipotesi di confronto.

Parole che arrivano mentre intorno a Rocca Salimbeni si intrecciano più partite. Nei giorni scorsi quattro consiglieri di Mps hanno sollevato questioni sulla governance della banca e sulle possibili operazioni straordinarie, mentre la Consob segue da tempo la situazione nell’ambito della propria attività di vigilanza.

Sullo sfondo resta soprattutto l’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps. Il ceo Carlo Messina ha ribadito che l’operazione potrebbe offrire agli azionisti della banca senese un “porto sicuro”, garantendo, secondo il banchiere, maggiore “serenità” e “trasparenza nella governance”.

L’ipotesi Banco Bpm resta dunque sul tavolo del dibattito, ma da Parigi arriva un messaggio netto: senza il coinvolgimento del socio che possiede quasi un terzo della banca milanese, la strada appare difficilmente percorribile.