“Giallodoro”, l’Aquila racconta la vittoria oltre la carta: podcast, video e serigrafie arricchiscono il Numero Unico
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Una vittoria dura poco più di un minuto, ma per raccontare quella attesa per 34 anni all’Aquila un libro non bastava. Nasce così “Giallodoro”, il Numero Unico dedicato alla trentesima vittoria della contrada, conquistata il 3 luglio 2026 da Giovanni Atzeni detto Tittia su Diodoro. Un volume che diventa un “progetto unico”: alle pagine si affiancano un podcast, video anche inediti accessibili attraverso QR code, un minisito dedicato e quattro serigrafie d’artista.
A presentare il progetto è Giampiero Cito, responsabile della commissione che ha realizzato il Numero Unico e direttore creativo. Il titolo nasce dall’incontro tra il colore della contrada e il cavallo della vittoria. “Il giallo oro è il colore dell’Aquila. Diodoro è il cavallo che il 3 luglio ci ha riportato alla vittoria dopo trentaquattro anni. Due parole che si incontrano e quasi si fondono: il nostro colore e il nome del nostro cavallo”.
Ma “Giallodoro” guarda soprattutto a ciò che è accaduto prima di quel 3 luglio. “Dentro quell’attimo c’erano trentaquattro anni di vita della nostra contrada”, spiega Cito. Attese e delusioni, rapporti costruiti nel tempo, generazioni cresciute senza una vittoria e persone che nel frattempo non ci sono più.
Il racconto parte dai protagonisti: l’assegnazione di Diodoro, il capitano Duccio Carapelli, i mangini, la scelta di Tittia, i barbareschi e i guardiafantini. Poi l’inquadratura si allarga al seggio, all’economato, al rione e alle diverse generazioni di aquilini. Fino ai bambini che non hanno conosciuto l’attesa: per loro il 3 luglio non sarà il giorno del ritorno al successo dopo 34 anni, ma semplicemente quello della loro prima vittoria.
Da qui la scelta di affiancare alla carta nuovi strumenti. “Come si conserva oggi una memoria?”, è la domanda dalla quale è nato il progetto multimediale. L’Aquila ha realizzato un podcast dedicato alla vittoria e, attraverso i QR code, permette di accedere a video raccolti in un minisito. “Il libro, quindi, non termina quando si chiude l’ultima pagina. Continua nel digitale”, prosegue Cito.
Nel volume trovano spazio anche quattro serigrafie donate dagli artisti di Orto d’Artista: Alice Ronchi, Francesco Carone, Luca Pancrazzi e Maura Banfo. “Libro, fotografia, parola, arte, voce, video e digitale convivono quindi dentro un unico racconto”, sottolinea Cito.
Un racconto che prova a far durare ciò che sul tufo passa in pochi istanti. “Il 3 luglio il vento è cambiato. La vittoria è arrivata in un attimo”. Ma il senso di “Giallodoro” è racchiuso soprattutto nelle ultime parole di Cito: “Una Vittoria dura poco più di un minuto. La memoria di una Contrada, invece, non deve finire mai”.
A dare forma e identità a “Giallodoro” è stato Marco Cheli, che ne ha curato la direzione artistica. La realizzazione editoriale è stata affidata alla tipografia Il Torchio. Un ruolo importante anche per Giulia Brogi e Gigi Lusini, impegnati negli scatti realizzati nel rione e fino al Facciatone. Il Numero Unico raccoglie inoltre immagini di cinquanta fotografi
A raccontare la vittoria sono anche i suoi protagonisti. Il capitano Duccio Carapelli torna sulla Carriera e sull’ultimo scambio con Giovanni Atzeni prima dell’uscita dall’Entrone: “Gli ho detto: Giovanni, finiamo questo capolavoro. Lo avevamo iniziato insieme e poi lui l’ha finito da solo”.
Un’immagine ripresa dallo stesso Tittia, che descrive una vittoria arrivata al termine di un percorso tutt’altro che scontato: “Il Palio è sempre difficile, siamo stati sul filo del rasoio. Però abbiamo fatto veramente un capolavoro, grazie a Duccio e ai suoi collaboratori, che mi hanno fatto arrivare al tre per cento al Palio. E questo è il risultato”. E sul Numero Unico il fantino sintetizza: “Unico in tutto e per tutto, unico”.
A fare da cornice alla presentazione è stato il priore Gabriele Fattorini, che ha indicato nell’appuntamento l’inizio delle celebrazioni per la vittoria del 3 luglio e ha sottolineato il valore della memoria nella vita delle contrade. Un ruolo incarnato anche dagli archivisti, definiti “i custodi della nostra memoria”. Fattorini ha ricordato inoltre il legame dell’Aquila con il territorio e la scelta del luogo della presentazione, richiamandone la storia senese e contradaiola.
Nel suo intervento il priore ha allargato lo sguardo alla tradizione stessa dei Numeri Unici, ricordando le pubblicazioni che nel tempo hanno trasformato le vittorie in memoria da tramandare.