Legge elettorale, l’intervento di Marzucchi: “Tornano le preferenze, ma è davvero così? Gli elettori rischiano di scegliere ben poco”

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Finalmente ripristinate le preferenze. I cittadini potranno scegliere i propri rappresentanti. Ma è davvero così?

La legge elettorale licenziata dal Senato non garantisce questo risultato.

35 senatori saranno eletti (nominati) nella lista bloccata che sarà assegnata alla coalizione vincente, se supererà il 42% dei voti.

4 senatori usciranno dai collegi previsti per gli italiani all’estero, 161 saranno eletti nei 74 collegi elettorali in cui l’Italia è divisa. Per ogni collegio il primo eletto (nominato) è il capolista. Solo nel caso di più eletti nel collegio sarà senatore colui che ha preso più preferenze.

Facile prevedere che ciò non accadrà quasi mai. I collegi hanno un numero quasi uguale di elettori.

Quindi, per avere una possibilità, i campioni delle preferenze dovrebbero appartenere a un collegio che doppia i voti (o le percentuali) dei colleghi delle altre realtà dello stesso partito.

Stesso meccanismo per l’elezione dei deputati.

Le preferenze sono state abolite con il “Porcellum” di Calderoli vent’anni fa e nessun Parlamento le ha reintrodotte.

Questo ha selezionato un ceto parlamentare fatto di amicizie, parentele, finanziatori e anche peggio, il cui destino non è nelle mani del popolo elettore, ma nei rapporti e negli interessi che riesce a stringere. È chiaro che terrorizza dover concorrere con candidati, magari amministratori locali, che hanno un voluto o necessario contatto con la gente.

E il voto segreto della Camera, che ha affossato la proposta delle preferenze, testimonia la preoccupazione diffusa.

Però il rimedio è peggiore del male. Cosa spiegheranno ai cittadini se gli eletti con le preferenze saranno pochissimi? E forse nessuno.

Il sistema politico non gode di grande salute. E raggirare gli elettori, magari poco adusi ai meccanismi delle leggi elettorali, non è un buon viatico per migliorare i rapporti.

Mauro Marzucchi