Maturità: come gestire strategicamente l’ansia dell’orale
Condividi su
L’esame orale della maturità non è soltanto una prova di conoscenze. È anche, e spesso soprattutto, una prova di gestione emotiva. Per molti studenti l’ansia nasce già prima di entrare in aula: il pensiero corre a ciò che potrebbe andare storto, alla paura di bloccarsi, al giudizio della commissione, alla sensazione di non ricordare abbastanza. Ida un punto di vista psicologico, però, il problema non è l’ansia in sé. La paura è una reazione naturale di attivazione davanti a una situazione importante. Il punto è evitare che diventi un nemico da combattere.
Come ricordava Epitteto, “non sono le cose in sé a turbare gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sulle cose”. Applicato all’esame, questo significa che non è solo l’orale a generare ansia, ma il significato che lo studente gli attribuisce: “se sbaglio, deluderò tutti”, “se mi blocco, sarà un disastro”, “devo essere perfetto”. Sono questi pensieri, spesso rigidi e assoluti, a trasformare una prova importante in una minaccia.
Uno degli errori più comuni è cercare di “non avere paura”. Più ci si impone di stare calmi, più il corpo sembra ribellarsi: il cuore accelera, la mente si affolla, la voce trema. È il paradosso del controllo che fa perdere il controllo: tentare di controllare a tutti i costi una reazione spontanea spesso la amplifica, come in segna il mio maestro Giorgio Nardone. In termini strategici, la tentata soluzione diventa ciò che mantiene in vita e talvolta aumenta il problema. Come non cadere in questa psicotrappola? In primis, considerare la paura per quello che è: energia disponibile. Non va eliminata, ma orientata. Un certo livello di tensione aiuta a essere presenti, vigili, concentrati. Non si tratta di pensare positivo in modo ingenuo, tutt’altro.
Ripetere compulsivamente fino all’ultimo minuto, chiedere continue rassicurazioni o controllare ogni dettaglio sono tutte tentate soluzioni fallimentari che, nel tempo, possono compromettere la prestazione. Danno l’illusione di prepararsi meglio, ma spesso comunicano alla mente un messaggio preciso: “Non sei pronto, non sei all’altezza”.
Una tecnica apparentemente semplice ma che nasce da antiche saggezze ed è stata messa a punto grazie ad un lavoro di ricerca clinica pluridecennale, consiste nel concedersi uno spazio volontario per andare incontro alle proprie paure, portandole alla sua stessa saturazione. Come insegna la tradizione strategica, ciò che si evita tende spesso a rafforzarsi. Guardare negli occhi la propria paura, invece, aiuta a ridimensionarla.
Non è utile allenarsi alla perfezione, ma alla gestione dell’imprevisto. L’orale non richiede di sapere tutto in modo impeccabile, ma di saper ragionare, collegare, recuperare. Simulare alcune domande con amici o familiari, accettando anche esitazioni e pause, aiuta a familiarizzare con la situazione reale. La pausa, infatti, non è un fallimento: può diventare uno strumento. Respirare, prendersi qualche secondo, riformulare la domanda sono modi maturi per restare nella prova. Parlare lentamente, scandire le paure, aiuta a regolare il battito cardiaco.
Seneca scriveva che soffriamo più spesso per l’immaginazione che per la realtà. È una frase particolarmente adatta all’ansia da esame: molte volte lo studente vive in anticipo un fallimento che non è ancora accaduto e che, nella maggior parte dei casi, non accadrà nelle forme catastrofiche immaginate.
Infine, è bene ricordare che la commissione non cerca una macchina perfetta, ma una persona che conclude un percorso. L’orale di maturità è un passaggio, non una sentenza sul valore dello studente. Arrivarci con un po’ di paura, oltre che normale, è utile. Trasformarla in coraggio, lucidità e capacità di stare nella relazione è già, di per sé, una prova di maturità.
Dott. Jacopo Grisolaghi
Psicologo, Psicoterapeuta, Dottore di Ricerca in Psicologia, Sessuologo, PsicoOncologo Ricercatore e docente del Centro di Terapia Strategica di Arezzo Professore a contratto Università degli Studi eCampus e Università degli Studi Link di Roma