Quando il termometro sale, la mente cambia: il caldo estremo e le psicotrappole nelle quali possiamo cadere

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Le temperature record che stanno caratterizzando la nostra estate non mettono alla prova soltanto il corpo. Mettono alla prova anche la mente. Negli ultimi anni la ricerca ha evidenziato un dato sempre più chiaro: durante le ondate di calore aumentano irritabilità, impulsività, difficoltà di concentrazione, insonnia, ansia e persino gli episodi di aggressività. Crescono gli accessi ai servizi di salute mentale e le persone che convivono con un disagio psicologico risultano particolarmente vulnerabili. Ma questi effetti, seppur più evidenti in chi soffre già di un disturbo, riguardano tutti noi.

Da un punto di vista psicologico non sono soltanto gli eventi esterni a determinare il nostro equilibrio emotivo, ma conta molto il modo in cui il nostro organismo reagisce, cioè il modo in cui riesce a rispondere alle richieste dell’ambiente. Il caldo estremo altera proprio questo equilibrio. Quando la temperatura rimane elevata per molti giorni, il cervello deve destinare una parte significativa delle proprie risorse al mantenimento dell’omeostasi, cioè di quell’equilibrio interno indispensabile alla sopravvivenza. È come se una quota della nostra energia mentale fosse continuamente impegnata in un lavoro invisibile. Rimane meno spazio per l’autocontrollo, la riflessione, la pazienza e la capacità di tollerare le inevitabili frustrazioni della vita quotidiana.

Per questo basta una coda nel traffico, una risposta poco gentile o un piccolo contrattempo per reagire in modo sproporzionato. Non perché siamo improvvisamente diventati più aggressivi, ma perché la nostra soglia di tolleranza si è abbassata. Il rischio, tuttavia, non è rappresentato soltanto dal caldo. È dal modo in cui cerchiamo di gestirne gli effetti. L’approccio strategico, come insegna Giorgio Nardone, descrive da anni un principio fondamentale: spesso il problema viene mantenuto dai tentativi messi in atto per risolverlo.

Pensiamo all’insonnia. Il caldo rende il sonno più difficile; noi iniziamo a controllare continuamente l’orologio, calcoliamo quante ore mancano alla sveglia, ci imponiamo di addormentarci. Ogni tentativo volontario di controllare il sonno aumenta l’attivazione fisiologica e rende ancora più difficile dormire. Lo stesso accade con l’ansia. Il caldo accelera naturalmente il battito cardiaco, aumenta la sudorazione e può dare una sensazione di affanno. Se interpretiamo questi segnali come il preludio di un malore o di un attacco di panico, iniziamo a monitorare continuamente il nostro corpo. Ma più controlliamo il cuore, il respiro o la temperatura, più quei segnali diventano evidenti. È il classico paradosso del controllo che fa perdere il controllo: ciò che cerchiamo di eliminare finisce per diventare il centro della nostra attenzione. Anche le relazioni interpersonali entrano facilmente in questa spirale. Una frase detta con leggerezza viene interpretata come un’offesa, un ritardo come una mancanza di rispetto, una semplice dimenticanza come una provocazione. La mente, affaticata, tende a costruire spiegazioni rapide e spesso pessimistiche. È un meccanismo evolutivo utile in situazioni di emergenza, ma poco funzionale nella vita quotidiana.

La buona notizia è che per queste psicotrappole nelle quali possiamo cadere, sono state elaborate altrettante psicosoluzioni. La prima strategia consiste nel non attribuire immediatamente un significato psicologico a ogni emozione intensa vissuta durante un’ondata di calore. Essere più irritabili o meno concentrati non significa stare perdendo il controllo: significa che il nostro organismo sta lavorando in condizioni eccezionali. La seconda è evitare di combattere continuamente contro le proprie sensazioni. Cercare di controllare ogni emozione, ogni pensiero o ogni reazione corporea produce spesso l’effetto opposto. È molto più utile utilizzare l’antico stratagemma del “vincere senza combattere”, rallentando al contempo il ritmo, idratandosi adeguatamente, oltre a scegliere gli orari più freschi per le attività impegnative, concedersi pause senza viverle come un segno di debolezza. Infine, dovremmo imparare ad allenare la nostra mente alla flessibilità: in altre parole, essere più indulgenti gli uni verso gli altri. Se sappiamo che il caldo riduce la capacità di regolare le emozioni, possiamo interpretare con maggiore prudenza le reazioni di chi ci sta accanto.

La mente conta: dovremo imparare a prenderci cura non soltanto del nostro corpo, ma anche della nostra mente. Perché il vero rischio non è che il caldo ci faccia perdere la calma per qualche momento. Il rischio è credere che ogni nostra reazione racconti qualcosa del nostro carattere, quando invece, molto spesso, racconta semplicemente quanto il nostro organismo stia cercando di adattarsi a condizioni estreme. Comprendere questo significa fare un passo importante verso una psicologia della prevenzione: imparare a distinguere ciò che siamo da ciò che, temporaneamente, stiamo vivendo. Ed è proprio in questa distinzione che spesso nasce la possibilità di scegliere risposte più efficaci, anziché cadere nelle consuete trappole della mente.

Dott. Jacopo Grisolaghi

Psicologo, Psicoterapeuta, Dottore di Ricerca in Psicologia, Sessuologo, PsicoOncologo
Ricercatore e docente del Centro di Terapia Strategica di Arezzo
Professore a contratto Università degli Studi eCampus e Università degli Studi Link di Roma

www.jacopogrisolaghi.com
@dr.jacopo.grisolaghi