Mps, assemblea al via con il 65,86% del capitale. Il titolo cala in Borsa, sindacati in piazza: “Il tempo dell’attesa è finito”

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È iniziata l’assemblea degli azionisti di Monte dei Paschi di Siena, chiamata a decidere su alcune delle operazioni più importanti per il futuro della banca. All’apertura dei lavori è rappresentato il 65,86% del capitale sociale. Sul tavolo le due offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali e la fusione con Mediobanca. Intanto il titolo Mps arretra in Borsa dello 0,71%, a 10,876 euro per azione, mentre davanti alla sede di viale Mazzini a Siena i sindacati chiedono garanzie sul futuro occupazionale e sul mantenimento delle funzioni direzionali in città.

La giornata si apre dunque su due fronti: all’interno dell’assemblea gli azionisti sono chiamati a pronunciarsi sulle proposte del management guidato dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio; all’esterno, lavoratori e rappresentanti sindacali manifestano per richiamare l’attenzione sulle conseguenze che le decisioni potrebbero avere per Siena e per l’intero territorio provinciale.

Il sit-in, organizzato da Cgil, Cisl e Uil, è stato intitolato “Monte dei Paschi è Siena!”. A guidare la mobilitazione i rappresentanti provinciali Alice D’Ercole, Riccardo Pucci e Massimo Martini.

“Mps non è soltanto una banca, rappresenta un pezzo fondamentale del sistema economico e sociale del nostro territorio”, dichiarano i tre sindacalisti.

La protesta, spiegano, punta a tutelare l’occupazione e i diritti dei lavoratori, sia diretti sia dell’indotto, ma anche a difendere l’integrità del gruppo, le professionalità dei dipendenti e la presenza della banca nei territori.

Al centro delle rivendicazioni c’è il mantenimento delle funzioni direzionali a Siena, insieme alla salvaguardia di un modello bancario vicino alle esigenze delle famiglie e delle imprese.

I sindacati chiedono infatti garanzie per “il diritto di cittadine e cittadini, imprese e comunità ad accedere a servizi bancari di qualità”, con particolare attenzione alle aree interne, ai piccoli comuni e alle persone più fragili.

L’obiettivo è preservare “un modello di credito orientato allo sviluppo dei territori, capace di accompagnare gli investimenti, sostenere il lavoro, supportare le famiglie e i piccoli risparmiatori”.

Ma la preoccupazione va oltre il futuro dei dipendenti del Monte. Secondo le organizzazioni sindacali, le conseguenze di un eventuale ridimensionamento del ruolo della banca potrebbero coinvolgere l’intera economia senese.

“Il tempo dell’attesa è esaurito. Riteniamo che sia il momento di unire le forze, di costruire sinergie e unità di questa comunità per scongiurare esiti di impatto che, come stima la Camera di commercio, rischiano di contrarre fino a 10 punti percentuali il Pil provinciale”, affermano D’Ercole, Pucci e Martini.

Una prospettiva che, secondo i sindacati, rende necessario un impegno comune delle istituzioni, delle categorie economiche e delle forze politiche.

“Il futuro di Mps non riguarda solo i dipendenti diretti e indiretti della banca, ma parla alla carne viva della nostra economia, alla tenuta del nostro tessuto economico e sociale, al radicamento e alla prossimità dei servizi bancari”.

La mobilitazione è stata organizzata proprio in concomitanza con l’assemblea per richiamare gli azionisti alla responsabilità delle decisioni che saranno assunte.

“Abbiamo invitato tutte le istituzioni, le categorie economiche e le forze politiche a partecipare alla nostra iniziativa”, spiegano i rappresentanti sindacali.

Il messaggio conclusivo è un richiamo al legame storico tra il Monte e la città: “Mps è Siena dal 1472 e per Siena e la sua provincia non è soltanto una banca, ma un cardine fondamentale del sistema economico e sociale”.