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Mps, il direttore di Bankitalia: “La perdita del nome Siena? Il mondo cambia. Sul risiko bancario vigileremo”

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Il mondo cambia, le regole cambiano. E sul futuro del Monte dei Paschi, Banca d’Italia resta nel proprio ruolo: quello dell’autorità di vigilanza. Paolo Angelini, direttore generale di Bankitalia, senese e laureato all’Università di Siena, ha risposto così alle domande sul risiko poco prima del Graduation Day dell’ateneo.

Angelini, ospite dell’iniziativa dedicata ai laureati e alle laureate dell’Università di Siena, ha scelto una linea di prudenza. “Oggi siamo qui per parlare di una cerimonia di laurea, non di banche”, ha detto, evitando di entrare nel merito delle operazioni che riguardano Rocca Salimbeni.

Il riferimento è al confronto aperto attorno al futuro di Mps, tra ipotesi di aggregazione, offerte e attenzione crescente da parte delle istituzioni senesi e toscane. Angelini ha chiarito che anche Banca d’Italia seguirà gli sviluppi nei limiti delle proprie competenze. “In questa fase stiamo un po’ dal lato degli spettatori”, ha spiegato. “Anche noi riceveremo una serie di documentazioni e dovremo vedere che cosa succede sul fronte degli sviluppi di queste situazioni. Faremo il nostro mestiere, che è quello dell’autorità di vigilanza”.

Alla domanda sul ruolo di Bankitalia rispetto alla tutela dell’occupazione e alla salute del sistema bancario, Angelini ha richiamato la missione dell’istituto. “Noi cerchiamo di contribuire a uno sviluppo armonioso del Paese, anche se non è questa la nostra missione principale. Noi ci occupiamo del sistema finanziario e crediamo che la stabilità finanziaria e il buon funzionamento del sistema siano una condizione essenziale per lo sviluppo del Paese e per il buon funzionamento delle istituzioni”.

Più personale, ma comunque misurata, la risposta sul rapporto tra Siena e Monte dei Paschi. Angelini ha ricordato che il contesto normativo e finanziario non è più quello del passato. “Il mondo cambia. Le regole che ci sono oggi non sono quelle che c’erano quarant’anni o cinquant’anni fa. Oggi abbiamo l’Unione bancaria e questo è il quadro nel quale ci troviamo”.

Poi una battuta che restituisce il doppio piano, istituzionale e personale, della vicenda. “Se vogliamo parlare da senesi, ci togliamo il microfono, ci togliamo la cravatta e parliamo da senesi. Ma questo non mi pare l’ambiente in cui si possa parlare in maniera franca e diretta e, peraltro, non sarebbe neppure appropriato nella mia posizione”.

MC