Non esiste un unico volto “tradizionale” della Madonna al quale Teodora Axente avrebbe dovuto attenersi. È la tesi sostenuta su Exibart dell’articolo firmato da Cristiano Leone che interviene sulle polemiche nate attorno al Drappellone del Palio dell’Assunta.
Secondo Leone, il punto va distinto dal giudizio estetico sull’opera. Il Drappellone può essere criticato per composizione, colori o rapporto con la tradizione senese, ma “la questione cambia quando dal giudizio sull’opera si passa all’affermazione che il volto della Vergine non corrisponderebbe a caratteristiche iconografiche tradizionali”.
Leone ricorda come né il Concilio di Nicea del 787 né quello di Trento abbiano fissato una fisionomia precisa della Madonna. “La tradizione cristiana ha codificato le iconografie di Maria molto più di quanto ne abbia codificato la fisiognomia”, scrive Exibart, richiamando Madonne bizantine, Vergini nere e rappresentazioni medievali, rinascimentali e moderne molto differenti tra loro.
Il ragionamento arriva quindi direttamente all’opera di Axente, artista romena che ha indicato tra le proprie matrici l’iconografia bizantina e la Maestà di Simone Martini. Da questa prospettiva, sostiene Leone, il volto “severo e frontale” della Vergine assume coordinate storico-artistiche diverse rispetto alle interpretazioni che lo hanno definito maschile o androgino.
Leone riconosce però la specificità del Palio: il Drappellone non è destinato semplicemente a un museo, ma entra in Duomo ed è inserito in una Festa nella quale l’immagine della Vergine mantiene una funzione religiosa e profondamente senese. È dunque “legittimo chiedersi se l’opera di Axente riesca a parlare a quella comunità” e a interpretare il rapporto tra Siena e la Madonna dell’Assunta.
Il punto, secondo il presidente del Santa Maria della Scala, è non trasformare questo giudizio in una presunta regola storico-artistica. “Definire quel volto troppo maschile, androgino o, come è accaduto nella polemica pubblica, ‘trans’, non costituisce ancora un argomento storico-artistico”, scrive Leone. La conclusione è netta: “La storia dell’arte non ci consegna il volto tradizionale della Madonna. Ci consegna la prova che quel volto non è mai stato uno solo”.