Mps: il fronte senese cerca l’unità ma spunta il nodo dell’audizione, consiglio comunale a lavoro su un nuovo documento

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Il fronte senese alza le barricate attorno a Rocca Salimbeni, ma nella giornata costruita per mostrare unità spunta anche la prima incomprensione. È quella tra la presidente della Provincia Agnese Carletti e il sindaco Nicoletta Fabio sulla proposta di chiedere un’audizione delle istituzioni senesi davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche. Fabio si dice “sorpresa” e “perplessa”, Carletti replica: “La proposta nasce dalla condivisione degli obiettivi che abbiamo avuto”.

È uno dei passaggi del Consiglio comunale monotematico dedicato al futuro di Mps. Al netto delle sfumature, il messaggio arrivato dalle istituzioni resta comune: no allo smembramento della banca, tutela dell’occupazione e permanenza a Siena delle funzioni strategiche e decisionali. Carletti chiede che “la testa operativa della banca” rimanga in città. Fabio vuole un Monte “integro, forte, autonomo, competitivo”. Giani sintetizza con “più banca, meno finanza” e chiede al Governo di utilizzare attivamente il 4,8% ancora detenuto dal Mef.

Sul terreno politico Michelotti rivendica la linea di Meloni, mentre Franceschelli, interrogato sulle posizioni del Pd nazionale, invita a guardare ai fatti. Enrico Tucci, consigliere regionale di FdI, considera un primo risultato il mantenimento della quota pubblica e invita Giani a “non strizzare l’occhio a Unipol”.

Dal mondo accademico Roberto Di Pietra avverte che “non si gioca con la storia e non si gioca con il futuro”. Anche dagli interventi dei consiglieri emerge la richiesta di superare i confini senesi: Mps viene indicata come un patrimonio nazionale, da difendere anche in nome della concorrenza e del pluralismo bancario. In uno degli interventi, quello del consigliere Leonardo Pucci, viene sottolineato che meno banche possono significare meno concorrenza e maggiori costi per famiglie e imprese, mettendo in guardia soprattutto dallo “spezzatino” della banca. Gianluca Marzucchi ha invece richiamato la necessità di preservare non soltanto il nome e la sede legale, ma i centri decisionali, le funzioni strategiche e le professionalità, chiedendo alla città di continuare a parlare “con una sola voce”.

Netta anche la posizione dei sindacati aziendali: nessuna contrarietà pregiudiziale alle aggregazioni, ma l’integrità del gruppo viene definita una condizione “non negoziabile”. “Il risanamento del Monte dei Paschi non può diventare il presupposto del suo smembramento”, è il messaggio, insieme alla difesa di occupazione, rete, direzione generale e professionalità.

E mentre Benedetta Mocenni, rettore del Magistrato delle Contrade,  chiede che sede e direzione restino a Siena e la Fondazione, attraverso il suo presidente Riccardo Coppini, avverte delle pesanti conseguenze di un ridimensionamento, la discussione politica si è conclusa.

Il presidente Davide Ciacci ha convocato la conferenza dei capigruppo: adesso l’obiettivo è arrivare a un nuovo documento capace di tenere insieme le posizioni emerse durante la giornata, dopo quello unitario già approvato il 24 giugno.

Marco Crimi