Mps. Il piano affonda, Lovaglio no: “Possiamo ancora creare valore”

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L’assemblea gli boccia il piano, ma Luigi Lovaglio non lascia il campo. Dopo una giornata segnata dal no alla fusione con Mediobanca e alle offerte pubbliche di scambio su Banco BPM e Banca Generali, l’amministratore delegato del Monte dei Paschi difende il proprio operato, respinge l’ipotesi di una sfiducia personale e torna ad accusare Intesa Sanpaolo di aver condizionato il voto degli azionisti con il proprio ultimatum.

Il verdetto assembleare è pesante: il 63,65% dei voti contrari alla fusione con Mediobanca, il 91,10% contro l’Ops su Banco BPM e circa il 90,9% contro quella su Banca Generali. Una bocciatura che ferma il progetto industriale con cui Lovaglio intendeva costruire un grande polo bancario alternativo all’operazione promossa da Intesa.

Ma nella conferenza stampa conclusiva il manager separa il risultato delle votazioni dal giudizio sulla sua gestione.

“Siccome hai fatto guadagnare, hai fatto il prezzo e gli azionisti incassano 800 milioni in più, pensi che gli azionisti ti vogliano sfiduciare?”, risponde a chi gli domanda se ritenga di avere ancora la fiducia dei soci per guidare la banca.

Lovaglio rivendica che proprio le iniziative del Monte abbiano spinto Intesa a migliorare la propria offerta, aumentando il valore riconosciuto agli azionisti. E torna sul punto che considera decisivo per spiegare il risultato dell’assemblea.

“Quando ho fatto il giro degli investitori non c’era l’ultimatum”, osserva, ricordando gli incontri con i fondi istituzionali avviati a settembre. In quella fase, sostiene, aveva percepito un orientamento favorevole a consentire al Monte di sviluppare il proprio progetto.

L’arrivo dell’ultimatum di Intesa, all’inizio di ottobre, avrebbe invece cambiato le condizioni del confronto.

“Si pensava di andare in campo a giocare la partita, non ci siamo potuti andare per l’ultimatum di Intesa”, afferma. Secondo Lovaglio, gli azionisti si sono trovati davanti alla prospettiva di perdere l’offerta concorrente qualora avessero approvato le operazioni proposte dal consiglio di amministrazione.

L’amministratore delegato non rinnega neppure la scelta di procedere con la fusione di Mediobanca, spiegando che si trattava di un passaggio tecnico necessario per separare alcune attività e concentrare la banca milanese sull’investment banking e sul private banking, mantenendone marchio, professionalità e autonomia operativa.

“Era uno dei più bei progetti che si potessero implementare”, sostiene, ribadendo che l’obiettivo non era cancellare Mediobanca, ma valorizzarne le competenze all’interno del gruppo.

Quanto al futuro, Lovaglio indica come prossimo passaggio la pubblicazione del prospetto dell’offerta di Intesa e il successivo comunicato dell’emittente che dovrà essere approvato dal consiglio di amministrazione di Mps. Resta inoltre aperta la questione Antitrust, dalla quale dipenderà la definizione del perimetro dell’operazione e delle eventuali cessioni.

Il manager non indica un numero ideale di sportelli da cedere, ma sottolinea la necessità di conoscere quali attività resteranno a Intesa e quali passeranno ad altri soggetti, per consentire agli azionisti di valutare compiutamente l’offerta.

Sul piano personale, Lovaglio assicura che il risultato dell’assemblea non modifica il suo impegno.

“Sono molto convinto di questo progetto e sono molto convinto che ci sia ancora possibilità di creare valore insieme al mio team e al nostro consiglio”, afferma. La priorità, aggiunge, resta continuare a produrre risultati, mantenere motivati i dipendenti e rassicurare i clienti.

Nella parte finale della conferenza stampa arriva anche un passaggio dedicato a Siena. Lovaglio giudica positivamente la reazione delle istituzioni locali alle dichiarazioni del presidente della Fondazione Mps, Riccardo Coppini, sull’offerta di Intesa.

“Le reazioni delle istituzioni sono state molto forti e credo che questo sia un segnale positivo di come si possa reagire tutti insieme”, sottolinea, rivendicando il valore del Monte non soltanto per Siena e la Toscana, ma per l’intero Paese.

Nessuna polemica, invece, nei confronti del Governo. Alla domanda se si aspettasse qualcosa di più, risponde: “Francamente credo che il Governo abbia detto chiaramente qual era la sua posizione”. E aggiunge che il dovere del management è contare soprattutto sulle proprie forze e sulle capacità della squadra.

L’assemblea ha dunque respinto il progetto industriale di Lovaglio, ma il manager non interpreta quel voto come un invito a lasciare. La prossima partita, sostiene, si giocherà sui contenuti effettivi dell’offerta di Intesa e sulle condizioni che gli azionisti saranno chiamati a valutare.

Katiuscia Vaselli

Marco Crimi