Eros e Thanatos, l’amore che costruisce e la forza che distrugge. In mezzo c’è il Palio, con le sue passioni, le sue contraddizioni e la responsabilità di scegliere ogni giorno da che parte stare. David Losi prende in prestito la mitologia greca per raccontare il significato della vittoria del Nicchio, ma anche per lanciare un messaggio alla città durante il ricevimento delle autorità. E poi affida la conclusione a una frase di Roberto Ricci, indimenticato aquilino e interprete della senesità: “Vivere non è soltanto un’utopia se l’amore è in te”. Perché, spiega il priore, anche conquistare il Palio sembrava un’utopia. E a renderla possibile è stato proprio l’amore.
È un intervento che va ben oltre la celebrazione della vittoria del 18 agosto quello pronunciato da Losi davanti alle autorità civili, militari e contradaiole. Un discorso che attraversa il rapporto tra istituzioni e Contrade, il rischio di un Palio sempre più ingabbiato nei protocolli, il ruolo dei fantini e il legame umano che ha accompagnato il Nicchio fino al trionfo.
“Uno dei temi della nostra festa è stato il viaggio di Ulisse, il ritorno a Itaca”, racconta Losi. “Penso che gli eroi dell’epica avessero davanti sempre un’alternativa che abbiamo anche noi. Da una parte c’è Eros, dall’altra Thanatos. Da una parte c’è una forza che crea, che unisce, una forza che genera cose positive; dall’altra c’è la distruzione, la tendenza a separare”.
Una contrapposizione che il priore porta direttamente nella vita cittadina: “In questa città, come in altre, molte persone vivono di questa seconda forza, cercano di mettere in difficoltà, cercano di godere delle cose che si distruggono. Invece noi dobbiamo scegliere ogni giorno da che parte stare. Bisogna sempre cercare di scegliere la responsabilità, scegliere le cose positive”.
Il ragionamento parte dal rapporto tra le istituzioni e le Contrade, che Losi invita a fondare su due parole: amicizia e collaborazione. Due concetti che, secondo il priore, non possono esistere senza un ingrediente fondamentale, la fiducia.
“La fiducia non è soltanto una virtù morale, ma è anche una virtù pratica, perché solamente grazie alla fiducia riusciamo a risolvere i problemi che ogni giorno ci troviamo davanti”.
Ed è proprio da qui che arriva uno dei passaggi più significativi dell’intervento, quello sulla crescente burocratizzazione del Palio.
“Uno dei rischi che abbiamo davanti in questo momento è la tendenza a voler protocollare tutto: ogni situazione deve essere prevista prima che accada, ogni comportamento deve essere codificato. Al posto della responsabilità e della fiducia mettiamo il controllo, il modulo, la burocrazia”.
Losi precisa di non voler mettere in discussione le regole della Festa, ma di distinguere queste ultime dall’eccesso di protocolli.
“Le regole sono ciò che ci consente di fare il Palio, sono ciò che ci definisce e definisce quello che facciamo. Ma quando andiamo a protocollare tutto, finiamo per perdere il senso di quello che facciamo, che è qualcosa di vivo e non deve diventare rigido”.
Un ragionamento raccolto anche dalla sindaca Nicoletta Fabio, che nel suo intervento condivide la necessità di difendere la spontaneità della Festa.
“Le regole più belle del Palio sono quelle non scritte”, afferma Fabio. “Questo ci riporta a un altro concetto fondamentale, che talvolta purtroppo vedo un po’ sfumare: quello della spontaneità e quindi dell’autenticità”.
La sindaca osserva come il clima festoso dei giorni del Palio venga talvolta turbato non soltanto dalla tensione naturale della competizione, ma anche dallo stress e dai comportamenti imposti ai quali, nei rispettivi ruoli, è necessario sottostare.
“Se noi recuperiamo questa autenticità superiamo anche le regole. Quindi diamoci una mano in questo”, conclude Fabio.
Nel discorso di Losi c’è poi una difesa esplicita dei fantini, troppo spesso descritti, secondo il priore, come figure esterne che avrebbero in mano il destino della Festa.
“Ho trovato persone di grandissimo livello, persone che sanno relazionarsi con gli altri, che sanno comportarsi, che sanno condurre accordi e negoziazioni anche in maniera molto raffinata”, osserva Losi. “Il Palio è fatto di dettagli e quindi credo che tutti noi dobbiamo impegnarci a difendere anche la categoria dei fantini. Se li difendiamo, difendiamo anche il Palio in tutte le sue sfaccettature, comprese quelle che sembrano un pochino più scomode”.
Da qui il pensiero va inevitabilmente a Giovanni Atzeni, Tittia, protagonista della vittoria del Nicchio e chiamato sul palco dal priore anche per rappresentare il capitano Fabio Giustarini, assente per motivi di salute e precauzione.
Losi si rivolge direttamente al fantino, ricordando quanto abbia sempre messo al centro delle conversazioni la tutela del Palio.
“Sei chiaramente un esempio per gli altri fantini, ma anche per tanti giovani”, gli dice.
Poi torna al momento della vittoria, al gesto del nerbo alzato verso il capitano e al significato particolare del tredicesimo Palio conquistato da Atzeni proprio nella Contrada in cui aveva esordito.
“Tu non hai goduto pienamente del trionfo. Questo, se da una parte può sembrare una mancanza, in realtà ti ha reso ancora più umano”.
Il priore ritrova ancora una volta nell’epica il paragone per raccontare il fantino: Ulisse che torna a Itaca sulla nave dei Feaci, addormentato, senza vivere il proprio ritorno come un trionfo.
“Nel momento del trionfo l’eroe si è mostrato un grande eroe dal volto umano, e per questo ancora più grande”.
Il discorso torna infine alla parola che dà significato alla vittoria del Nicchio: amore. Losi ricorda una versione in senese di The Winner Takes It All degli ABBA, interpretata da Roberto Ricci, e quella frase conclusiva che sembra racchiudere il senso dell’intera festa: “Vivere non è soltanto un’utopia se l’amore è in te”.
“Il Palio per me è sempre stato un’utopia, perché qualche volta mi è sembrato irraggiungibile. Non sapevamo come disegnarlo, lo volevamo fare come volevamo noi, ma non veniva mai così. E allora l’unico modo per renderlo concreto è metterci l’amore”.
Un amore che, nelle parole del priore, significa alzarsi ogni mattina per servire la Contrada, lavorare insieme e trasformare il successo in qualcosa che appartiene a tutti.
“È quello che ci consente di rendere il successo non qualcosa di individuale, una foto da attaccare al camino, per chi ce l’ha, ma una gioia collettiva, come quella che abbiamo vissuto”.
Anche Nicoletta Fabio torna su questo concetto: “La vera collaborazione, la vera amicizia nascono dal fatto che tutti noi amiamo le nostre Contrade, la nostra città in tutte le loro componenti, compresi i fantini”.
Katiuscia Vaselli
Marco Crimi