Il Bagno Grande continua a riscrivere la storia di San Casciano dei Bagni. La campagna di scavo 2026 sta regalando nuove scoperte che arricchiscono uno dei siti archeologici più importanti d’Europa: sono emerse le antefisse decorate con teste di Gorgone che ornavano il tetto del tempio romano, nuovi fulmini votivi in bronzo e i resti di un grande edificio medievale che testimonia la rinascita delle attività termali dopo la fine dell’età romana. Le novità sono state presentate durante “La storia siete voi”, il tradizionale incontro pubblico con cui archeologi e studenti dell’Università per Stranieri di Siena raccontano alla comunità i risultati delle ricerche.
Piazza della Repubblica ha ospitato ancora una volta l’appuntamento dedicato alla restituzione pubblica delle attività del cantiere del Santuario Ritrovato del Bagno Grande, confermando il forte legame tra ricerca scientifica e territorio. Protagonisti della serata sono stati gli archeologi, i ricercatori e le studentesse e gli studenti provenienti da tutto il mondo, impegnati nelle prime sei settimane della campagna di scavo che proseguirà fino al prossimo 7 ottobre.
Tra i ritrovamenti più significativi spicca il progressivo affiorare del sistema di copertura del tempio romano. Le antefisse con teste di Gorgone, databili al I secolo avanti Cristo, appartengono all’ultima fase di vita del santuario prima del celebre rito del fulmine che ne determinò la chiusura e consentì la straordinaria conservazione dei bronzi riportati alla luce negli ultimi anni. Nuovi fulmini votivi in bronzo sono stati rinvenuti anche all’esterno del tempio, contribuendo a definire meglio il perimetro dell’area sacra.
Importanti novità arrivano anche dall’area esterna al complesso monumentale. Gli archeologi hanno riportato alla luce un grande edificio costruito alla fine del Trecento, precedente all’ingresso di San Casciano dei Bagni nella Repubblica di Siena. La funzione della struttura è ancora oggetto di studio, ma il ritrovamento conferma una significativa ripresa delle attività termali nel tardo Medioevo. Lo scavo ha inoltre restituito materiali databili tra il VI e il XII secolo e alcune sepolture medievali di adulti e giovani, a dimostrazione della continuità di frequentazione del sito anche dopo la chiusura del santuario romano.
Il progetto continua così a rappresentare un modello di collaborazione tra istituzioni, università e comunità locale. Proprio dall’esperienza maturata negli anni di ricerca sono nati i nuovi corsi di laurea in patrimoni culturali, archeologia e storia dell’arte dell’Università per Stranieri di Siena, che prenderanno il via nell’anno accademico 2026-2027 insieme al nuovo hub universitario in fase di realizzazione.
«Una serata tanto consueta ormai, quanto incredibile, sia per l’energia trasmessa dagli archeologi e dalle archeologhe che ci hanno raccontato le sei settimane di scavo, sia per le scoperte che il cantiere continua a restituire – ha commentato la sindaca Agnese Carletti –. Un grazie di cuore da parte di tutta la comunità sancascianese va ai ragazzi e alle ragazze che, tramite l’Università per Stranieri di Siena, dedicano a noi il loro tempo, la loro formazione e la loro professionalità ».