Immagini di un popolo unite da un filo conduttore ben marcato che oggi vede uomini di diversa cultura e differente estrazione sociale a dare ancora voce ad un progetto che porta la firma di un medico Pietro Ciccorossi e di un sacerdote padre Paolino Tomaino.
Non ci sono più, ma il cammino tracciato da questi due “illuminati” va avanti attraverso l’associazione che porta il nome di Ciccorossi. Una mostra itinerante su uno sperduto paese dell’Uganda curata dal medico cardiologo Alessandro Pingitore e realizzata grazie agli scatti in bianconero di Fabio Muzzi, fotografo senese.
Le foto sono in mostra fino al 25 luglio nel museo di Abbadia Isola (Monteriggioni) e ogni visitatore se lo vorrà potrà comprare un libro il cui ricavato sarà interamente devoluto ad acquistare attrezzature mediche per la “sala operatoria” dell’ospedale rurale Comboni, a Kyamuhunga, Uganda, in quel pezzetto di terra (un puntino nel mondo) ai più sconosciuto.
La mostra itinerante si è aperta alla presenza del direttore del museo di Abbadia Isola e dell’assessore alla cultura del comune di Monteriggioni. E’ intervenuto anche il vice presidente dell’associazione “dottore Pietro Ciccorossi”.
Scorrere lentamente le foto è come ricomporre un mosaico fatto di emozioni dove aldilà della povertà troviamo coraggio, dignità e soprattutto sorrisi di bambini, donne e uomini che vivono con niente. Fabio Muzzi, come sempre, è riuscito a dare voce e amore a questi scatti cristallizzando tanti momenti della quotidianità degli abitanti.
Fabio Muzzi già in tempi giovanili aveva dimostrato le sue capacità anche se ad onor del vero la macchina al collo gliela aveva “incollata” Pietro Cinotti un altro grande fotografo scomparso recentemente.
Era stato Pietro a plasmare e affinare le doti di Fabio e proprio grazie a lui quel “ragazzo” entrato un giorno nella sua bottega dell’allora Photo Office nel 1979, e poi Photo Zoom, ad un certo punto aveva messo le ali e volato oltre la sua terra natia. Ma i due di fatto non si erano mai lasciati, infatti il Cinotti aveva incoraggiato, condiviso e partecipato all’ultima “sfida” di Fabio: le foto della mostra itinerante “Uganda: la conoscenza è salute e libertà”.
Fabio chi ti ha spinto a fare tutto questo?
“E’ stato Alessandro Pingitore (curatore della mostra, ndr.) quando mi ha raccontato di padre Paolino, chi era e cosa aveva fatto nei suoi sessanta anni in Uganda. Era un sacerdote che voleva realizzare ospedali, scuole e chiese e l’ha realmente fatto”.
Chi e’ quella bambina che praticamente è diventata il simbolo di questa esposizione?
“L’abbiamo incontrata per caso. Ci guardava tra curiosità e paura. Non potevo darle torto. In fin dei conti si trovava davanti uomini bianchi con zaini, macchine fotografiche e strani cappelli in testa. Uno di noi le ha dato un biscotto. Lo ha preso ma ci è voluto un po’ perché lo avvicinasse delicatamente alla bocca. Abbiamo cercato di capire chi fosse, ma là è difficile comunicare perché loro parlano solo il loro dialetto. Comunque sia in qualche modo siamo riusciti a sapere che non abitava troppo lontano e il giorno dopo sarebbe stata di nuovo lì. Eravamo increduli. Invece la piccola ultima figlia di 4 la mattina successiva accompagnata dal suo giovanissimo genitore era di nuovo vicino a noi”.
Come si chiama e come finisce questo incontro?
“Si chiama Adrine ha 5 anni. Alessandro Pingitore ed io abbiamo deciso di adottarla. Un’adozione a distanza. Paghiamo i suoi studi per darle un futuro”.
Perchè tutte le foto sono in bianconero?
“Il bianconero è “dissacrante” e restituisce le emozioni vissute nel momento dello scatto. Il colore invece le deforma.Ci incamminiamo lentamente verso l’uscita del museo dei Abbadia Isola coinvolti emotivamente da immagini e dai sentimenti raccontati da Fabio Muzzi che tornerà a febbraio in Uganda per intraprendere altri progetti e nello zaino oltre le macchine fotografiche avrà una piccola targa: “in memoria di Pietro Cinotti””.
I maestri-amici non si dimenticano. Questo è Fabio Muzzi oltre l’obiettivo.
Cecilia Marzotti
Si ringrazia Luca Lozzi per la foto