Una vita dietro al banco, Michele Aurigi saluta il Morbidi dopo 43 anni: “Titolari e colleghi? Sono la mia famiglia”

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Quando Michele Aurigi entrò al Morbidi aveva 17 anni. Patrizia, oggi titolare, ne aveva 23 ed era a studiare in Inghilterra. Erano, come dice lui, “praticamente giovanotti insieme”. Da allora sono trascorsi 43 anni e un mese, una vita dietro il banco di una delle attività storiche di Siena.

Lunedì 31 agosto per Aurigi arriverà la pensione e con essa il momento dei saluti. Colleghi e titolari, nel frattempo, sono diventati, racconta, “come una famiglia”. Poi comincia il viaggio nei ricordi: dal primo ingresso al Morbidi, nel novembre del 1983, a un mestiere imparato osservando, fino a quel banco diventato per lui una seconda casa.

Si ricorda quando ha cominciato? Com’era allora questa storica attività?

“Quando sono entrato, il 21 novembre dell’83, era completamente un altro tipo di lavoro. C’era solo l’asporto. Poi, durante gli anni, il negozio si è modificato e sono subentrati altri tipi di lavoro. Nel 2014 è stato rifatto completamente, dall’entrata fino in fondo, e sono entrate nuove attività all’interno dello stesso lavoro”

In oltre quarant’anni ha visto cambiare anche il modo di fare questo mestiere. Qual è la differenza più grande rispetto a quando ha iniziato?

“Le evoluzioni ci sono state, perché in più di quarant’anni non puoi non vederle. Appena entrai era completamente un’altra cosa. Io addirittura dietro il banco ci sono entrato dopo quattro mesi, non prima, perché prima dovevi imparare, guardare, osservare. Poi finalmente avevi il contatto con il pubblico. Ora, invece, le nuove leve che vengono assunte sono subito pronte, vengono subito buttate nella mischia”

Quattro mesi prima di poter stare dietro il banco. Cosa ha imparato in quel periodo?

“Prima dovevi imparare, guardare e osservare. Solo dopo arrivava il contatto con il pubblico”

E dopo 43 anni, qual è la sua filosofia quando è dall’altra parte del banco?

“Senz’altro serietà, professionalità ed essere a disposizione al cento per cento del pubblico”

In una città dove molte attività storiche hanno chiuso, il Morbidi continua a esserci. Che cosa significa secondo lei per Siena?

“Vuol dire molto. Dopo cent’anni di storia la ditta è sempre in piedi, è sempre attiva in tutto e per tutto. Solamente questa risposta qui vuol dire tutto”

Che cosa significa il Morbidi per Michele Aurigi?

“La vita. Dopo tutti questi anni non puoi dire altrimenti. La vita, perché dopo 43 anni ci sono cresciuto. Avevo 17 anni, ero ancora minorenne quando avevo già iniziato a lavorare”

Quarantatré anni dietro un banco significano anche migliaia di persone incontrate. C’è qualche cliente che ricorda con particolare affetto?

“Ce ne sono tanti che tuttora vengono. Non sto a fare nomi e cognomi, perché ce ne sono talmente tanti… Per esempio c’era il signor Adù Muzzi, un cliente storico di questo negozio. Le risate che si sono fatte con lui… Tutte le volte che entrava, mentre aspettava la spesa, era tutto un ridere. Faceva piacere”

Di episodi curiosi, allora, ne saranno successi parecchi…

“Di cose, diciamo tra virgolette, buffe ne sono capitate talmente tante che non me le ricordo nemmeno. Ho visto passare tantissima gente, persone che sono cresciute insieme a me. Dietro quel banco ne sono successe talmente tante…”

Adesso quel lunghissimo percorso sta per finire. Se dovesse lasciare soltanto un messaggio al Morbidi, quale sarebbe?

“Grazie. Grazie di tutto…”

Marco Crimi