Più risorse su sociale, sicurezza, cultura e turismo:lo rivendica l’amministrazione nel giorno in cui a palazzo pubblico arriva il via libera al bilancio 2025.
Il consiglio comunale ha approvato il rendiconto con 21 voti favorevoli e 9 contrari.
A illustrare il documento è stato l’assessore al bilancio Riccardo Pagni: “Il documento non è solo la somma algebrica di tanti numeri, è lo specchio dell’attività politica svolta e delle priorità scelte”. Tra queste, l’aumento delle risorse destinate a sociale e famiglia, passate dai 7,8 milioni del 2024 ai 9,1 milioni del 2025, insieme al rafforzamento della sicurezza (da circa 5 a 5,2 milioni), della cultura (da 9,8 a 10,3 milioni) e del turismo, cresciuto fino a 5,3 milioni. E poi ancora lo sviluppo sostenibile, che passa da 16,7 a 18,1 milioni.
Pagni ha sottolineato anche il ruolo degli investimenti e alcune operazioni considerate strategiche: “Abbiamo scelto di non lasciare indietro nessuno” e “l’acquisto dello stabilimento ex Beko rappresenta un dato politico forte, per tutelare lavoro e sviluppo industriale”. Sul piano finanziario, il Comune chiude con una cassa di circa 38 milioni e un risultato di amministrazione di 73,7 milioni, gran parte dei quali però accantonati o vincolati; l’avanzo realmente disponibile si attesta a poco più di 1,2 milioni.
Dall’opposizione arriva una lettura diversa. Alessandro Masi (Pd) riconosce che “il rendiconto 2025 ci restituisce, formalmente, un bilancio in ordine”, ma mette in discussione la direzione politica dell’amministrazione: “La domanda non è solo se i conti tornano, ma se questo bilancio guarda davvero al futuro della città”.
Il consigliere dem punta il dito su alcuni elementi critici. In primo luogo gli accantonamenti, con il fondo contenzioso salito a 15,05 milioni e il fondo crediti di dubbia esigibilità fermo a 42 milioni, segnale di una gestione delle entrate ancora fragile. A questo si aggiunge il nodo della riscossione: “A fronte di oltre 13 milioni accertati per le sanzioni del codice della strada, si riscuotono poco più di 7 milioni”, osserva Masi, parlando di “problema strutturale”. Restano inoltre oltre 100 milioni di residui attivi, che “confermano una capacità di riscossione ancora insufficiente”.
Sul piano fiscale, Masi evidenzia come la pressione pro capite sia in crescita, passata da 1.237 euro nel 2024 a 1.252 euro nel 2025, in una città già caratterizzata da un costo della vita elevato.
La critica più netta riguarda però il modello di sviluppo: “Si registra una forte concentrazione della spesa su turismo e cultura, a fronte di minori investimenti sul welfare”. Il rischio, secondo il consigliere, è quello di una città sempre più dipendente dal turismo: “Una crescita trainata quasi esclusivamente dal turismo, che genera occupazione spesso a basso reddito e con benefici poco diffusi”.
Da qui la richiesta di un cambio di passo: più investimenti nei servizi, sostegno alle famiglie, rafforzamento del welfare e un’economia più diversificata, che includa innovazione, scienze della vita e manifattura.
Di segno opposto l’intervento di Bernardo Maggiorelli (Fratelli d’Italia), che difende con decisione l’impianto del bilancio e rivendica la solidità dei conti. “I dati raccontano una gestione seria, prudente e responsabile della cosa pubblica”, afferma, sottolineando come Siena oggi sia “un Comune solido ed equilibrato”, con una cassa superiore ai 40 milioni, un risultato economico positivo e un patrimonio rilevante.
Maggiorelli inserisce però il bilancio in una lettura più ampia, legata alla storia recente della città. “Siena non è stata un Comune come tutti gli altri”, ricorda, richiamando la fase in cui il sistema economico locale era sostenuto dalle risorse della Fondazione Monte dei Paschi: “Tra il 2007 e il 2008 arrivavano ogni anno tra i 28 e i 34 milioni di euro”. Un contesto, secondo il consigliere, che ha condizionato le scelte delle amministrazioni precedenti.
Da qui l’affondo politico verso l’opposizione: “Nel tempo dell’abbondanza si è confuso il governo della città con un sistema di potere”. Oggi, invece, il quadro è cambiato radicalmente: “Stiamo governando senza rendite e senza paracadute”, ma – rivendica – “garantendo servizi, programmi di investimento e tutela del patrimonio”.
Marco Crimi