L’energia del sole finisce in un serbatoio: ecco come funziona il nuovo impianto targato Estra

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E se il sole e il vento potessero riempire un serbatoio, da aprire quando l’energia serve davvero? Ad Arezzo si prova a trasformare questa idea in realtà. È uno degli obiettivi di SmartHydroGrid, progetto da oltre 3,5 milioni di euro, finanziato per circa 2,18 milioni dal PNRR, che ha realizzato due impianti sperimentali ad Arezzo e Fano.

Il principio è semplice: utilizzare l’elettricità prodotta dalle fonti rinnovabili per ottenere idrogeno, conservarlo e impiegarlo successivamente. Una soluzione pensata per sfruttare meglio l’energia pulita, anche quando il sole non splende o il vento non soffia.

Ad Arezzo, presso Centria, società del gruppo Estra, l’idrogeno viene miscelato con gas naturale in un circuito sperimentale, fino al 20% del volume. La miscela serve ad alimentare il sistema che produce l’acqua calda necessaria al preriscaldamento del gas destinato alla città. L’obiettivo è ridurre il consumo di metano.

“Abbiamo sperimentato una soluzione concreta per valorizzare l’energia prodotta da fonti rinnovabili e ridurre il consumo di gas naturale”, spiega Roberto Rappuoli, presidente di Centria.

A Fano, invece, l’impianto realizzato presso Techfem permette di trasformare l’elettricità in idrogeno e riconvertirlo in energia elettrica quando necessario. Il progetto comprende anche strumenti digitali per controllare gli impianti e migliorarne l’efficienza.

“SmartHydroGrid rappresenta un esempio concreto” di innovazione e sicurezza energetica, sottolinea Francesco Macrì, presidente di Estra, ricordando l’importanza di ridurre la dipendenza dalle importazioni.

Il progetto, avviato nel 2023 e concluso a giugno 2026, ha coinvolto Techfem, Centria, Regas, Università della Calabria e CretaES.

Il ministro Tommaso Foti guarda già oltre la sperimentazione: “Sono particolarmente contento che questo progetto possa avere non solo una fase di sperimentazione, ma anche, in futuro, una fase di applicazione”, fino a diventare “un’attività economica competitiva e redditizia”.

La sfida, adesso, è capire se queste tecnologie potranno essere utilizzate su scala più ampia, trasformando l’idrogeno verde da esperimento a risorsa per il sistema energetico.