Impianti elettrici nelle case del centro storico: adeguare senza stravolgere

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Le abitazioni dentro le mura raccontano una storia lunga anche attraverso i fili. In un palazzo che ha attraversato secoli di rimaneggiamenti, l’impianto elettrico è quasi sempre il risultato di sovrapposizioni successive: una prima installazione a vista degli anni Cinquanta, un rifacimento parziale negli anni Ottanta, l’aggiunta di prese in cucina quando sono arrivati lavastoviglie e forno elettrico, un intervento sul bagno fatto in occasione di un cambio di inquilino. Ogni strato ha risolto un problema del momento e nessuno, di norma, ha riordinato l’insieme.

Il tema riguarda una porzione consistente del patrimonio abitativo senese, tra centro storico del capoluogo e borghi della provincia, e si ripropone ogni volta che un immobile cambia proprietario, viene ristrutturato o viene messo a reddito. Le case d’epoca pongono all’impiantistica vincoli che l’edilizia recente non conosce, e le soluzioni buone per un appartamento degli anni Duemila qui semplicemente non si applicano.

Perché in un edificio storico l’impianto invecchia peggio

Il primo vincolo è costruttivo. Le murature portanti in pietra o in mattoni pieni, spesse anche mezzo metro, rendono onerosa e in certi casi impraticabile l’apertura di tracce, e su alcuni elementi la tutela vieta interventi invasivi. La conseguenza è che i percorsi dei cavi seguono strade obbligate, spesso quelle già esistenti, con sezioni dei conduttori decise decenni fa per carichi che oggi non esistono più.

Il secondo vincolo è ambientale. L’umidità di risalita, frequente ai piani terra degli edifici antichi, agisce lentamente sui componenti: ossida i contatti, degrada gli isolanti e abbassa la resistenza di isolamento dell’impianto, che è il parametro che misura quanto bene i conduttori restano separati da tutto il resto. Un impianto che perde isolamento fa intervenire il differenziale in modo apparentemente casuale, e la reazione tipica dell’utente, cioè riarmare e andare avanti, trasforma un segnale in una convivenza.

Il terzo elemento riguarda la messa a terra. Molte installazioni realizzate prima degli anni Novanta ne sono prive o la hanno solo su alcuni circuiti, condizione che si riconosce dalla presenza di prese a due poli senza contatto di terra. Senza un collegamento a terra efficace, il differenziale perde gran parte della sua capacità di proteggere le persone, perché viene a mancare il percorso che permette alla corrente di guasto di richiudersi e di essere rilevata.

La norma lascia margine, ma chiede un progetto su misura

Un aspetto poco noto della norma CEI 64-8 riguarda proprio questi immobili. Il capitolo dedicato alle prestazioni degli impianti residenziali, quello che fissa le dotazioni minime di punti presa e punti luce per ciascun ambiente e organizza gli impianti su tre livelli, esclude dal proprio campo di applicazione le unità abitative negli edifici di pregio per arte e storia, oggi tutelati dal Codice dei beni culturali. La logica è evidente: imporre a un palazzo vincolato la stessa griglia di dotazioni pensata per una palazzina di periferia produrrebbe soluzioni impraticabili.

L’esclusione non equivale a una deroga sulla sicurezza. Restano pienamente applicabili le prescrizioni sulla protezione delle persone, sui dispositivi di sezionamento e sulla regola dell’arte, e resta l’obbligo, previsto dal DM 37/2008, che i lavori siano eseguiti da un’impresa abilitata e chiusi con la dichiarazione di conformità. Chi progetta in questi contesti lavora quindi caso per caso, definendo con il proprietario un livello di dotazione ragionevole e documentando le scelte compiute per ragioni di tutela.

Distribuzione a vista, canaline e comandi negli ambienti umidi

Le soluzioni distributive che funzionano negli edifici storici sono quelle che rinunciano all’incasso integrale. Le canaline in materiale plastico o metallico corrono lungo il perimetro e si nascondono dietro il battiscopa o nella modanatura, i controsoffitti parziali ospitano le dorsali dell’illuminazione, i cavedi esistenti e le vecchie tubazioni in disuso vengono riutilizzati come percorsi. Le installazioni a vista, quando sono progettate e non improvvisate, hanno il vantaggio di restare ispezionabili, cosa che in un edificio antico vale molto in fase di manutenzione.

Il capitolo più delicato riguarda bagni e cucine, dove convivono acqua, calore e apparecchi ad alto assorbimento. Nel locale bagno la norma definisce zone di rispetto attorno alla vasca e al piatto doccia, con limiti precisi su cosa può essere installato e con quale grado di protezione contro acqua e polvere. Per gli apparecchi fissi come lo scaldacqua elettrico, la lavatrice o il forno, la buona pratica prevede un comando che interrompa contemporaneamente il conduttore di fase e il neutro, così da isolare completamente l’apparecchio durante la manutenzione. Gli interruttori bipolari servono esattamente a questo, mentre un comando unipolare, che apre la sola fase, non può essere impiegato per comandare una presa. Per approfondire l’argomento, vi rimandiamo alla lettura della guida dedicata agli interruttori bipolari su Elettroclick.com, portale specializzato nella vendita online di materiale elettrico.

Il lavoro si chiude con i documenti

La parte amministrativa pesa quanto quella tecnica, e negli edifici tutelati arriva prima. Gli interventi che incidono su parti soggette a vincolo richiedono il passaggio con la Soprintendenza, e questo condiziona tempi, percorsi dei cavi e finiture ammesse, comprese quelle dei frutti e delle placche a vista. Concordare in anticipo le soluzioni evita la situazione peggiore, cioè un impianto realizzato e poi da rifare.

A lavori conclusi, la documentazione da conservare comprende la dichiarazione di conformità con i suoi allegati obbligatori, la relazione sui materiali impiegati e lo schema dell’impianto aggiornato. Per gli impianti realizzati prima dell’entrata in vigore del DM 37/2008 e sprovvisti di documentazione, l’ordinamento prevede la dichiarazione di rispondenza, rilasciata da un professionista iscritto all’albo con almeno cinque anni di esercizio nel settore, sulla base di accertamenti e sopralluoghi effettivi.

Il valore di questo lavoro emerge nel momento in cui la casa entra nel mercato. Un immobile storico con un impianto documentato e adeguato si affitta, si vende e si assicura in condizioni diverse rispetto a uno con fili di età ignota dietro l’intonaco, e il dettaglio riguarda ormai una quota rilevante del patrimonio senese, dove le abitazioni destinate all’ospitalità turistica hanno moltiplicato l’uso intensivo di prese e apparecchi in spazi progettati per tutt’altro carico.