Sanità, Cartabellotta: “Toscana ai vertici, ma oggi significa stare meno peggio degli altri”

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La Toscana continua a essere una delle regioni italiane con la sanità migliore. Ma essere ai vertici delle classifiche nazionali, oggi, non significa necessariamente garantire a tutti il diritto alle cure. Perché il Servizio sanitario nazionale si è progressivamente indebolito e anche le realtà considerate più virtuose devono fare i conti con risorse insufficienti, personale in difficoltà e cittadini che rinunciano alle prestazioni. È l’allarme lanciato da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, a Siena per un incontro organizzato dall’Università per Stranieri in occasione del trentennale della Fondazione.

«La Toscana mantiene degli eccellenti risultati rispetto a quelli che sono i parametri nazionali, gli adempimenti LEA, il Programma nazionale esiti, perché di fatto è sempre una regione dove si è collocata sempre ai vertici», spiega Cartabellotta a margine dell’iniziativa.

Il problema, secondo il presidente di GIMBE, è che nel frattempo si è abbassato il livello complessivo del sistema sanitario italiano. Le graduatorie continuano a premiare alcune regioni, ma il confronto con il passato restituisce un quadro decisamente meno rassicurante.

«Ormai tutte le regioni si sono indebolite. Le classifiche nazionali vedono ancora la Toscana ai vertici, ma oggi le regioni che stanno in testa sono quelle che stanno meno peggio, non quelle che stanno meglio come succedeva dieci, quindici anni fa».

Una distinzione che cambia il significato dei risultati ottenuti dalla Toscana. Essere tra i primi per il rispetto dei Livelli essenziali di assistenza non garantisce automaticamente che ogni cittadino riesca ad accedere alle prestazioni di cui ha bisogno.

«Essere tra le prime regioni in classifica nei livelli essenziali d’assistenza non corrisponde inevitabilmente a quella che è un’esigibilità di un diritto da parte di tutti i cittadini proprio perché le risorse sono poche», sottolinea Cartabellotta.

Il nodo centrale resta quello dei finanziamenti. Mentre il dibattito politico si concentra sugli stanziamenti previsti dalla legge di Bilancio, il presidente della Fondazione invita a guardare non soltanto alle cifre assolute, ma soprattutto alla quota di ricchezza nazionale destinata alla sanità.

«È una strategia abbastanza subdola che tutti i governi hanno utilizzato negli ultimi quindici anni. Il numero dei miliardi aumenta, ma la percentuale di ricchezza del Paese investita nella sanità diminuisce progressivamente».

Un meccanismo che, secondo Cartabellotta, ha portato il sistema vicino al limite della sostenibilità. I professionisti sanitari sono sempre più demotivati, alcuni scelgono di lasciare il servizio pubblico, le Regioni faticano a garantire le prestazioni e cresce il numero delle persone costrette a pagare di tasca propria o a rinunciare alle cure.

«Con questa quantità di risorse non riusciamo a garantire il diritto alla tutela della salute perché sempre più persone rinunciano, la spesa privata aumenta, le regioni fanno grande difficoltà a erogare i servizi».

La conseguenza è particolarmente grave perché investe direttamente uno dei principi fondamentali della Costituzione: il diritto alla salute.

«La rinuncia a una prestazione finisce per essere la rinuncia a un diritto», avverte il presidente di GIMBE.

La situazione toscana, inoltre, presenta una contraddizione ulteriore. La Regione ha cercato di sostenere il sistema anche attraverso un aumento della pressione fiscale, ma questo non basta a risolvere le difficoltà.

Cartabellotta cita Toscana ed Emilia-Romagna, che hanno aumentato l’addizionale regionale Irpef, osservando come, nonostante gli sforzi richiesti ai contribuenti, le risorse pubbliche continuino a non essere sufficienti per garantire in maniera equa tutte le prestazioni comprese nei Livelli essenziali di assistenza.

E Siena? Interpellato sulla situazione sanitaria del territorio, il presidente della Fondazione precisa che le analisi GIMBE si basano prevalentemente su dati regionali e non consentono sempre di entrare nel dettaglio delle singole realtà locali.

«La Toscana ha tre grandi aziende, voglio dire che più o meno hanno performance molto simili. È chiaro che i dettagli spesso sfuggono alle analisi GIMBE perché di fatto sono dati che non rientrano nei flussi informativi regionali».

C’è però un problema che riguarda da vicino anche la provincia senese, caratterizzata da territori montani e aree lontane dai principali centri urbani: la difficoltà di raggiungere i servizi sanitari.

«Sappiamo come oggi le aree interne un po’ in tutta Italia, anche nelle regioni che stanno meglio, sono le aree in cui l’accessibilità dei servizi è minore rispetto alle grandi città metropolitane».

Distanze, viabilità e organizzazione territoriale diventano così fattori che possono incidere concretamente sulla possibilità di ricevere assistenza. Una questione che, secondo Cartabellotta, dipende anche dalle scelte di programmazione sanitaria delle singole Regioni.

L’occasione per affrontare questi temi è stata l’iniziativa ospitata dall’Università per Stranieri di Siena per celebrare i trent’anni della Fondazione GIMBE, impegnata nella promozione della ricerca scientifica e nella difesa del Servizio sanitario nazionale.

Un anniversario che Cartabellotta non considera un semplice momento celebrativo, ma un’opportunità per richiamare l’attenzione sui principi che guidano l’attività della Fondazione.

«Il trentennale GIMBE non l’abbiamo vissuto e creato come una sorta di celebrazione, ma semplicemente per sensibilizzare i cittadini e i professionisti sanitari sui due grandi temi che sono nel DNA della Fondazione GIMBE: l’integrità della ricerca e le evidenze scientifiche come base per tutte le decisioni che riguardano la salute e la tutela del Servizio sanitario nazionale».