A Siena il debito entra in casa e pesa, in media, per oltre settemila euro a famiglia. Non si parla di mutui, ma di prestiti personali e acquisti a rate: 7.117 euro per nucleo familiare, 460 in più rispetto alla media nazionale. Un dato che colloca la provincia senese al settimo posto in Toscana e al trentaquattresimo in Italia. È la fotografia che emerge da “La Toscana nascosta”, il rapporto dell’Istituto di ricerche economiche e sociali IRES Toscana, realizzato nell’ambito dell’attività di Cgil Toscana e Federconsumatori e curato da Filippo Torrigiani, consulente della Commissione parlamentare Antimafia.
L’indagine, che prende in esame dati e analisi di organismi come CRIF, Banca d’Italia, CGIA di Mestre e OAM, racconta una regione in cui il ricorso al credito è diventato sempre più diffuso. Secondo il rapporto, il 69,2% dei toscani ha finanziamenti attivi, contro una media nazionale del 60,7%. Oltre la metà, il 52,8%, ha impegni con società finanziarie per il credito al consumo. La rata media mensile dei finanziamenti è di circa 290 euro.
“Non è più il credito per il divano o l’auto: è credito di sopravvivenza per spesa alimentare, affitto, bollette, cure”, spiega Filippo Torrigiani, autore dello studio.
Una situazione che, secondo la ricerca, non riguarda soltanto chi vive già in condizioni di povertà, ma coinvolge progressivamente anche lavoratori, pensionati e famiglie del ceto medio. Tra il 2014 e il 2024, in Toscana, gli occupati sono aumentati del 3,5%, mentre il reddito reale dei dipendenti è diminuito del 3,9% nel settore privato e del 10,7% in quello pubblico.
“Molte famiglie toscane si indebitano per le spese correnti, non per acquisti importanti o eventi imprevisti. Perché con salari e pensioni troppo basse si ricorre al credito al consumo”, afferma Rossano Rossi, segretario generale della Cgil Toscana. “L’indebitamento rischia di normalizzarsi, di non essere più percepito come un rischio ma come una normale estensione della capacità di spesa, aggravando le vulnerabilità socio-economiche”.
Il fenomeno assume contorni ancora più preoccupanti quando si esauriscono i risparmi. Il rapporto stima che oltre 60mila toscani all’anno ricorrano a banchi dei pegni e Compro Oro, mentre tra 40mila e 50mila posizioni, tra famiglie e microimprese, siano esposte a un elevato rischio di usura.
“Il risparmio, storico paracadute del territorio, si sta prosciugando. Basta un imprevisto ordinario per far crollare il bilancio e aprire le porte dell’indebitamento”, osserva Laura Grandi, presidente di Federconsumatori Toscana.
Per Maurizio Brotini, presidente di IRES Toscana, il problema è strutturale: “La finanziarizzazione dei consumi sostituisce la crescita dei salari. La progressiva deindustrializzazione e un modello di terziarizzazione debole hanno prodotto in Toscana più occupazione, ma salari sempre più poveri”.
Il quadro si riflette anche sulla salute. Secondo le stime riportate nell’indagine, oltre 560mila toscani rinunciano alle cure, tra difficoltà economiche e tempi di attesa, mentre circa 220mila lo fanno per ragioni legate ai costi.
“Nei centri di ascolto Caritas sono diversi i nuclei familiari che chiedono aiuto perché non ce la fanno più a sostenere una situazione di povertà latente”, sottolinea don Armando Zappolini, direttore della Caritas di San Miniato.
Di fronte a questi numeri, la Cgil Toscana chiede un cambio di rotta: aumento dei salari e delle pensioni, contrasto al lavoro povero, difesa della sanità pubblica e strumenti contro sovraindebitamento e usura. Rivendicazioni che il sindacato porterà anche nello sciopero generale annunciato per il 20 novembre.
“Non possiamo accettare una Toscana in cui per vivere si è costretti a indebitarsi”, conclude Brotini. Una fotografia regionale che, con i suoi oltre settemila euro di debito medio al consumo per famiglia, riguarda da vicino anche il territorio senese.