Caso David Rossi, gli avvocati contro la Commissione: “È gossip giudiziario”

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Un “processo mediatico” che trasforma la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi in un “palcoscenico di solo consenso”, mettendo a rischio le garanzie dei cittadini. È un attacco durissimo quello della Camera Penale di Siena e Montepulciano, che interviene sulle recenti dichiarazioni che hanno chiamato in causa l’ex presidente di Monte dei Paschi Giuseppe Mussari, contestando sia il metodo utilizzato dalla Commissione sia il comportamento di una parte della stampa.

“Stiamo assistendo in questi giorni all’ennesimo processo mediatico originatosi dalle anticipazioni giornalistiche del lavoro istruttorio della Commissione d’Inchiesta parlamentare sul caso David Rossi”, denuncia il Consiglio direttivo della Camera Penale. “Il metodo usato dalla Commissione d’Inchiesta e il richiamo al diritto di cronaca operato dalla stampa sono al più ascrivibili al gossip giudiziario che non al diritto di informazione”. Per i penalisti senesi, il risultato è quello di spostare l’accertamento dei fatti e delle responsabilità dalle sedi giudiziarie agli schermi televisivi, “anche quando un procedimento penale non c’è”.

La critica si fa ancora più dura quando gli avvocati affrontano il ruolo della Commissione parlamentare. “In questo particolare caso la gravità è resa ancora più evidente dal corto circuito innescato da quella che sembra una soluzione politica, già sentenziata, alla vicenda giudiziaria che invece ancora giudiziaria non è”. “La commissione di inchiesta così abdica al suo ruolo istituzionale per diventare palcoscenico di solo consenso a scapito e dispetto delle garanzie del cittadino coinvolto”, prosegue il comunicato, che denuncia la violazione dei principi costituzionali, della privacy e dell’autonomia della magistratura.

Al centro della contestazione ci sono soprattutto le modalità con cui vengono rese pubbliche le informazioni raccolte dalla Commissione. “Il metodo utilizzato dalla Commissione nella comunicazione alla stampa delle attività di indagine rovescia ogni principio logico di accertamento dei fatti che sia costituzionalmente garantito, oltre che efficace”, sostengono i penalisti. Poi l’accusa più diretta: “Prima si comunicano nomi e cognomi di ipotetici indagati con dettaglio di ipotesi accusatoria (conosciuti dalla stampa con imbarazzante tempismo) poi ci si tiene eventualmente aperti ad ascoltare i soggetti interessati”.

Una procedura che la Camera Penale considera incompatibile con le garanzie previste dall’ordinamento. “Quanto sta accadendo, sia con riguardo al metodo utilizzato dalla Commissione d’Inchiesta, sia con riguardo a quello ormai preoccupante e ricorrente di certa stampa, non è solo esercizio barbaro di una forma di processo su pubblica piazza senza regole, ma una pericolosa e reiterata violazione delle regole di convivenza che la nostra società si è data. Al di fuori di tali regole non c’è verità, non c’è giustizia”.

Nel mirino degli avvocati finisce anche il modo in cui alcune trasmissioni televisive affrontano le vicende giudiziarie. “La cronaca giudiziaria dovrebbe riferire quanto è stato accertato e verificato”, sottolinea la Camera Penale, che denuncia invece la diffusione di “programmi che propongono processi alternativi, che hanno come fine immediato il lucro pubblicitario dato dall’audience”. Secondo i firmatari, il rischio è quello di alimentare nell’opinione pubblica un’idea di giustizia alternativa a quella praticata nelle aule dei tribunali, finendo per delegittimare l’accertamento giudiziario a favore di una presunta verità costruita mediaticamente.

La Camera Penale chiarisce quindi perché ha deciso di intervenire proprio adesso, facendo esplicito riferimento all’ex presidente di Mps. “Come Camera Penale di Siena e Montepulciano siamo a denunciare, ancora una volta, il metodo contrario ad ogni garanzia prevista dal nostro ordinamento e dallo Stato di Diritto. Lo facciamo con forza, lo facciamo qui e adesso, perché la vicenda oggi attenzionata riguarda un fatto e una persona del nostro territorio, l’Avv. Giuseppe Mussari, iscritto al nostro Foro di Siena”.

Una posizione che, precisano gli avvocati, non nasce esclusivamente dalla vicenda senese, ma si inserisce nell’impegno delle Camere Penali italiane contro l’esposizione mediatica delle persone coinvolte in fatti giudiziari. “Lo abbiamo fatto sostenendo le Camere Penali degli altri territori quando analoghi, deplorevoli comportamenti sono stati posti in essere in altri luoghi. E lo faremo sempre”, ribadiscono. La conclusione è un richiamo alla responsabilità della politica e dell’informazione, nella speranza di “risvegliare l’etica di una politica e di un giornalismo vero che sia capace di ribellarsi ai comportamenti di chi, paventando uno strumentale diritto all’informazione, trasforma il diritto di cronaca in lucro di cronaca e palcoscenico di consenso”.