Chat naziste, Cgil, Anpi e Arci: “Istituzioni, società sportive e contrade isolino i seminatori d’odio”
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“Chi semina vento?”. È una domanda durissima, quasi un atto d’accusa collettivo, quella che Anpi, Arci e CGIL Siena lanciano alla città dopo l’inchiesta “Format 18” della Digos sui tredici minorenni senesi denunciati per apologia di fascismo, odio razziale, armi e materiale pedopornografico.
Nella lettera aperta diffusa oggi, le tre organizzazioni parlano di una realtà “che non può essere archiviata come una semplice bravata” e sostengono che quanto emerso dall’indagine rappresenti il frutto di un clima culturale e politico cresciuto negli anni anche dentro Siena.
“Dalle scritte ai cori, dagli insulti alle minacce, fino all’ostentazione di simboli fascisti – scrivono – niente di nuovo per chi fa della militanza antifascista la propria ragion d’essere”.
Nel documento vengono citate le chat finite sotto indagine, tra cui quella denominata “Partito Repubblicano Fascista”, e i contenuti suprematisti, razzisti e violenti che, secondo quanto emerso, avrebbero accompagnato anche ipotesi di spedizioni punitive contro immigrati.
Anpi, Arci e Cgil collegano poi la vicenda a un quadro più ampio nazionale, parlando di “normalizzazione dell’odio” e di un linguaggio politico che avrebbe contribuito a creare terreno fertile per derive estremiste tra i più giovani. Nel mirino anche l’ambiguità verso simboli e rituali neofascisti e la mancata applicazione, secondo i firmatari, del divieto costituzionale di ricostituzione del partito fascista.
“La tranquilla e operosa Siena deve interrogarsi”, si legge ancora nella lettera, che invita scuole, Contrade, società sportive e istituzioni cittadine a “isolare i seminatori di odio e nostalgie fasciste”.
Le tre organizzazioni chiedono inoltre un rafforzamento della formazione civica e della memoria storica nelle scuole, sostenendo che il problema non possa essere affrontato solo sul piano giudiziario.
“Non basterà una sbrigativa presa di distanza – concludono – né la condanna di un branco di ragazzini ad assolvere le responsabilità collettive di chi non ha saputo o voluto riconoscere che un futuro di civile convivenza può esistere solo nel segno dei valori dell’antifascismo”.