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Chat naziste tra minorenni, il sindaco: “Non basta la giustizia. La risposta deve interrogare la nostra società”

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“La risposta non può essere solo giudiziaria”. Attorno all’operazione della Digos di Siena si moltiplicano gli appelli di politica, istituzioni e Chiesa contro odio ed estremismi tra i giovani dopo la denuncia di tredici minorenni del territorio per chat nazifasciste, propaganda razzista, armi e materiale pedopornografico.

Il sindaco Nicoletta Fabio definisce quanto emerso dall’inchiesta “grave” e meritevole di “attenzione, prudenza e senso di responsabilità”, ringraziando Questura, Digos e Procura minorile “per il lavoro svolto”. Per il primo cittadino, quando episodi di odio, razzismo e apologia del fascismo coinvolgono dei minorenni, “la risposta deve interrogare famiglie, scuola, istituzioni e comunità educante”.

Dal PD Toscano il segretario Emiliano Fossi parla di “uno spaccato d’orrore che non può essere liquidato come una bravata adolescenziale”, sottolineando il rischio di una “normalizzazione dell’odio nei telefoni dei nostri figli”.

Per il vicepresidente del Consiglio regionale toscano Antonio Mazzeo si tratta di “un problema sociale, culturale ed educativo profondo”. “L’estremismo di destra – afferma – non è un fenomeno marginale ma una minaccia reale alla democrazia e alla formazione delle nuove generazioni”.

Anche il senatore Silvio Franceschelli parla di “vicenda dolorosa e allarmante”, chiedendo di non sottovalutare il ruolo dei social nella diffusione dell’estremismo tra i più giovani.

Per Simone Bezzini quanto emerso dall’inchiesta della Digos è “gravissimo” e genera “forte inquietudine”. Bezzini invita a non banalizzare atteggiamenti legati a odio, razzismo e violenza, sottolineando la necessità di rafforzare il lavoro culturale ed educativo sui valori costituzionali, dell’antifascismo e del rispetto delle persone. “Occorre respingere ogni forma di ambiguità verso l’apologia di fascismo e nazismo”, afferma, ringraziando forze dell’ordine e magistratura per il lavoro svolto.

Anche la vicesegretaria del Pd Toscana Stefania Lio parla di “fatto gravissimo” e invita a non liquidare la vicenda come semplice disagio giovanile. Secondo Lio, quanto emerso dall’inchiesta sarebbe “la conseguenza concreta di un clima culturale e politico che troppo spesso ha normalizzato linguaggi di odio, violenza ed esclusione”. La dirigente dem chiede inoltre alla destra “di prendere le distanze in modo netto e inequivocabile da ogni forma di estremismo”, rilanciando la necessità di rafforzare “educazione al rispetto, convivenza civile e antifascismo come pratica quotidiana”.

Sull’operazione interviene anche l’Associazione nazionale funzionari di polizia, che esprime “vivo apprezzamento” per il lavoro della Digos senese e della Procura minorile di Firenze.

Secondo il segretario dell’associazione Enzo Letizia, l’indagine dimostra come i social possano trasformarsi in “ambienti di radicalizzazione, emulazione violenta e progressiva normalizzazione dell’odio”, coinvolgendo “soggetti giovanissimi in percorsi estremamente pericolosi”.