Colpo di scena: la deputazione generale della Fondazione Mps dà ok per appoggiare il piano Lovaglio

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Colpo di scena a palazzo Sansedoni: la deputazione generale della Fondazione Monte dei Paschi ha dato indirizzo di appoggiare il piano Lovaglio.
Non possiamo sapere come andrà a finire l’assemblea degli azionisti del 29 ottobre ma di certo possiamo dire che stasera il moto di orgoglio e dignità che ha mosso i deputati della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, fa bene alla città. Una mossa sicuramente sollecitata dalle istituzioni, dalla stampa, dall’opinione pubblica, un richiamo alla responsabilità verso il territorio al quale non era scontato che i deputati rispondessero con questa forza.

Con appena lo 0,2% del capitale di Banca Mps, la Fondazione Monte dei Paschi non sarà determinante nell’assemblea del prossimo 29 ottobre, chiamata a pronunciarsi sul confronto tra l’Opas ostile promossa da Intesa Sanpaolo e la strategia difensiva del management senese guidato da Luigi Lovaglio, basata sulle Ops su Banco Bpm e Banca Generali. Per Siena e per la Fondazione, che fino a pochi anni fa controllava l’istituto e che ha consumato oltre cinque miliardi di euro del proprio patrimonio nel tentativo, poi fallito, di mantenerne il controllo, l’appuntamento rappresenta comunque uno snodo storico.

La presa di posizione del nuovo presidente Riccardo Coppini, favorevole all’offerta avanzata dalla banca guidata da Carlo Messina, ha suscitato malumori all’interno della Deputazione Generale, l’organo di indirizzo della Fondazione. È infatti quest’ultima a definire le linee guida relative alla banca conferitaria, alle quali la Deputazione amministratrice, ovvero il consiglio di amministrazione dell’ente, si è tradizionalmente attenuta.

Negli ultimi anni Palazzo Sansedoni ha sostenuto la strategia di Lovaglio. Anche nell’assemblea dello scorso aprile, segnata dal ribaltamento degli equilibri nella governance e dalla riconferma a sorpresa del manager lucano grazie al successo della lista alternativa guidata da Tortora, la Fondazione aveva scelto di astenersi sulla nomina del nuovo consiglio. Una decisione legata alla mancata condivisione della scelta del precedente cda, presieduto da Nicola Maione, di escludere Lovaglio. “Francamente non abbiamo sufficienti elementi per esprimere un giudizio compiuto”, aveva dichiarato in quell’occasione Carlo Rossi, allora presidente della Fondazione e ormai prossimo alla conclusione del mandato.

Il suo successore, notaio senese, ha invece manifestato il proprio orientamento in maniera inattesa, senza tenere conto delle posizioni espresse dagli enti territoriali toscani. Questi ultimi, fin dall’annuncio dell’Opas di Intesa nel giugno scorso, si sono mobilitati contro il rischio di smembramento della banca più antica del mondo. Una pressione istituzionale che ha contribuito a ottenere da Intesa Sanpaolo e dal partner Unipol condizioni più favorevoli per i territori storicamente legati al Monte.

Katiuscia Vaselli

 

hanno collaborato Pietro Federici e Marco Crimi