Enter your email address below and subscribe to our newsletter

Gli eroi di Capaci: il ricordo di Falcone e della sua scorta 34 anni dopo

Condividi su

Alle 17.58 di oggi, l’ora esatta in cui 34 anni fa il tritolo squarciò l’autostrada di Capaci, l’Italia si è fermata ancora una volta nel ricordo di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Un attentato che il 23 maggio 1992 cambiò per sempre il Paese, trasformando la lotta alla mafia in una battaglia collettiva di coscienza civile e legalità.

A Palermo la Polizia di Stato ha celebrato il 34esimo anniversario della strage con una giornata di commemorazioni tra la stele di Capaci, la caserma “Pietro Lungaro” e l’Albero Falcone. Un programma scandito da corone d’alloro, momenti di raccoglimento, celebrazioni religiose e dalla proiezione del docufilm “I ragazzi delle scorte”, dedicato agli uomini che ogni giorno scelgono di proteggere magistrati, testimoni e rappresentanti delle istituzioni.

Nel corso della cerimonia è stato anche ricordato il conferimento della Medaglia d’Oro al Merito Civile alla Bandiera della Polizia di Stato per i servizi di scorta e tutela, assegnata dal Presidente della Repubblica alle donne e agli uomini impegnati quotidianamente nella protezione delle persone esposte a rischio, spesso “a sacrificio della propria incolumità”.

La storia delle scorte italiane, nata ben prima degli anni Ottanta ma profondamente trasformata dalla stagione del terrorismo e delle stragi mafiose, è diventata negli anni uno dei simboli più forti dello Stato che resiste. Dopo gli omicidi eccellenti e le violenze mafiose, la protezione di magistrati, politici e servitori dello Stato smise di essere un servizio improvvisato per diventare una struttura specializzata, addestrata e permanente.

Proprio le stragi del 1992 resero evidente all’opinione pubblica il prezzo pagato dagli uomini delle scorte. Quel giorno, sull’autostrada A29 tra Punta Raisi e Palermo, mezzo quintale di tritolo fece saltare il convoglio del giudice Falcone. Nell’esplosione morirono gli agenti Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, definiti nelle motivazioni ufficiali “barbaramente trucidati” mentre svolgevano il loro servizio “con alto senso del dovere e serena dedizione”.