La minaccia invisibile cresce, il Biotecnopolo lancia la sfida ai superbatteri
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La prossima grande emergenza sanitaria potrebbe essere già tra noi. Batteri sempre più resistenti agli antibiotici rischiano infatti di rendere nuovamente letali infezioni oggi considerate curabili. Per affrontare quella che gli esperti definiscono una delle principali minacce per la salute globale, il Biotecnopolo di Siena lancia un nuovo modello di ricerca fondato sulla collaborazione tra scienza, clinica e istituzioni.
Il tema è stato al centro del seminario “Antimicrobicoresistenza: dalla ricerca al paziente. La sfida italiana per la sicurezza nazionale”, organizzato dalla Fondazione Biotecnopolo di Siena e concluso dall’intervento del presidente della Commissione Sanità del Senato, Franco Zaffini.
“L’antimicrobicoresistenza è una sfida sulla quale si gioca il futuro della salute”, ha dichiarato Zaffini. “L’impatto sempre crescente delle morti causate da questo fenomeno deve spingerci a unire le forze. Investire oggi nella ricerca e negli antibiotici di riserva significa proteggere la salute delle generazioni future. Il Biotecnopolo di Siena deve essere l’apripista, quello che vede la luce in fondo al tunnel e la indica anche alla politica”.
L’antimicrobicoresistenza è il fenomeno per cui batteri, virus e altri microrganismi diventano progressivamente insensibili ai farmaci utilizzati per combatterli. In pratica, gli antibiotici funzionano sempre meno, rendendo più difficili da curare infezioni che fino a pochi anni fa erano considerate gestibili.
Secondo quanto emerso dal convegno, però, la risposta non può essere limitata alla scoperta di nuovi antibiotici.
“Per molti anni abbiamo pensato che a ogni nuova resistenza batterica potesse corrispondere un nuovo antibiotico”, ha spiegato il direttore scientifico della Fondazione Rino Rappuoli. “Oggi sappiamo che questa strategia, da sola, non è sufficiente. Ogni nuovo antibiotico ci permette di curare i pazienti, ma allo stesso tempo favorisce la comparsa di nuove resistenze”.
Per questo, secondo Rappuoli, occorre cambiare approccio. “Dobbiamo investire nella prevenzione delle infezioni, sviluppare sistemi diagnostici sempre più rapidi e utilizzare strumenti alternativi come vaccini e anticorpi monoclonali. La medicina del futuro sarà sempre più orientata alla prevenzione”.
Uno degli aspetti centrali emersi durante il seminario riguarda anche il modo di fare ricerca. Per affrontare problemi così complessi, ha spiegato ancora Rappuoli, non bastano più i singoli laboratori.
“Ci sono migliaia di virus e migliaia di batteri resistenti agli antibiotici. Nessuno può risolvere da solo problemi di questa portata. Servono microbiologi, medici, chimici, fisici, ingegneri ed esperti di sviluppo. Le grandi scoperte non nascono mai dal lavoro di una sola persona”.
Sulla stessa linea il direttore generale della Fondazione Gianluca Polifrone, che ha ricordato la missione del Biotecnopolo: “La preparedness non si costruisce durante le emergenze, ma attraverso investimenti continui nella ricerca, nella collaborazione e nella capacità di trasformare la conoscenza scientifica in strumenti concreti al servizio del Paese”.
Tra i progetti illustrati durante il convegno anche gli studi portati avanti insieme all’Università di Pisa su Klebsiella pneumoniae, uno dei batteri oggi più resistenti agli antibiotici. “Solo costruendo una rete stabile tra ricerca di laboratorio, microbiologia e attività clinica possiamo trasferire più rapidamente l’innovazione ai pazienti e migliorare la qualità delle cure”, ha spiegato l’infettivologo Marco Falcone.
Il messaggio uscito dal seminario è chiaro: la lotta all’antimicrobicoresistenza non passa più soltanto dalla ricerca di nuovi farmaci, ma da un sistema capace di mettere insieme competenze, innovazione e prevenzione. Ed è proprio su questo modello che il Biotecnopolo di Siena punta a diventare un punto di riferimento nazionale