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La scure della guerra iraniana incombe anche sul settore vinicolo: a rischio 80 milioni di export

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Anche il comparto vinicolo italiano rischia di essere messo a dura prova a causa della guerra in Iran, con un’ombra densa di incertezze su un settore già messo alla prova da una domanda globale in evidente contrazione.

L’allarme, lanciato dall’Unione Italiana Vini (UIV) durante il Consiglio nazionale a Cornaiano, delinea uno scenario critico caratterizzato dal blocco immediato degli ordini in circa venti mercati strategici, situati principalmente nell’area del Golfo e nelle zone limitrofe. Questo stallo commerciale mette a rischio un valore di esportazioni annue stimato in circa 80 milioni di euro, ma rappresenta solo la punta di una crisi più profonda.

Le aziende si trovano infatti a dover fronteggiare un’impennata insostenibile dei costi di produzione: secondo l’Osservatorio UIV, l’aumento dei prezzi per le materie prime, come vetro, carta e tappi, potrebbe incidere sul prezzo finale di una bottiglia da 4 euro con una maggiorazione compresa tra il 10% e il 20%. A pesare ulteriormente sulla filiera è il rincaro logistico, con tariffe dei trasporti nazionali in aumento e costi dei container per le rotte internazionali che segnano rincari tra il 20% e il 50%. Le imprese italiane, già costrette a ridurre i listini export negli Stati Uniti per mitigare l’impatto dei dazi, non appaiono oggi in grado di assorbire questi nuovi extracosti.

In questo contesto di forte fragilità, il presidente Lamberto Frescobaldi ha espresso chiaramente la posizione dell’associazione: “Il settore del vino sta già subendo i primi danni diretti generati dal conflitto iraniano, con l’arresto degli ordini in mercati che valgono 80 milioni di euro, e per questo richiamiamo il Governo e l’Ue a risposte urgenti per mitigare dinamiche involutive non sostenibili da un comparto già provato”. Rimangono infine forti preoccupazioni per le incognite legate al calo del turismo enogastronomico e ai rischi di recessione, fattori che potrebbero aggravare ulteriormente la tenuta economica del patrimonio vitivinicolo nazionale.

Stefania Tacconi