Sessantadue ore di lavoro a settimana per circa 800 euro al mese, senza riposi adeguati e vivendo con la famiglia in un immobile dichiarato inagibile. È il quadro che emerge da un’indagine dei Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Siena su un’azienda agricola della Val di Merse, finita sotto controllo giudiziario per un presunto caso di caporalato.
Tre persone che gestiscono un’azienda agricola della Val di Merse sono indagate per sfruttamento del lavoro, lesioni colpose gravi e falsità ideologica. L’inchiesta è coordinata dalla Procura di Siena e ha portato il giudice per le indagini preliminari a disporre il controllo giudiziario dell’impresa e il sequestro preventivo di oltre 12mila euro.
Secondo gli investigatori, un lavoratore extracomunitario avrebbe lavorato in media 62 ore a settimana per circa 800 euro al mese, senza riposi e ferie adeguati. Insieme alla famiglia, tra cui una minore, avrebbe vissuto in un immobile dell’azienda fatiscente e già dichiarato inagibile.
Le indagini, iniziate nell’ottobre 2025, hanno riguardato anche due gravi infortuni sul lavoro avvenuti tra il 2024 e il 2025. Secondo l’accusa, i gestori avrebbero cercato di modificare la ricostruzione degli incidenti per evitare controlli, inducendo il lavoratore a fornire versioni non veritiere ai sanitari sotto la minaccia del licenziamento e facendo leva sulla sua necessità di mantenere il permesso di soggiorno.
Gli indagati avrebbero inoltre prodotto documentazione falsa sulla sicurezza sul lavoro.
Il giudice ha disposto il controllo giudiziario per consentire all’azienda di continuare a operare senza penalizzare i dipendenti. Un amministratore giudiziario affiancherà quindi i gestori con il compito di ripristinare condizioni di legalità.
Sequestrati anche oltre 12mila euro, somma che secondo gli inquirenti corrisponderebbe al risparmio ottenuto illecitamente sul costo del lavoro.
Il lavoratore e i suoi familiari sono stati infine inseriti in una struttura protetta del sistema Sai, con un percorso di assistenza dedicato alle vittime di sfruttamento.