Migranti, Felicolo: “Non lasciamoci governare dalla paura. La strada sia quella dell’amicizia e del confronto”
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La paura alza muri ancora prima dei confini. E per abbatterli, secondo monsignor Pierpaolo Felicolo, bisogna cominciare da una parola molto più semplice: amicizia. Dalla Basilica dell’Osservanza, nel giorno in cui Siena ospita la celebrazione della 112esima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, il direttore generale della Fondazione Migrantes indica nell’incontro con l’altro la strada per superare diffidenza e pregiudizi.
“La Toscana quest’anno è stata chiamata a vivere in maniera particolare la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato – spiega Felicolo –. Lo ha fatto attraverso diverse manifestazioni e altre iniziative sono ancora in programma. In tutta Italia si sono svolti e si stanno svolgendo appuntamenti e feste dei popoli”.
Al centro della Giornata ci sono soprattutto i minori migranti e rifugiati, indicati come la parte più vulnerabile di un fenomeno che coinvolge milioni di persone.
“È un modo per ricordare il messaggio del Papa e partire, in un mondo segnato da tante fragilità, proprio dai minori, che sono i più fragili. Dobbiamo chiederci come accompagnarli, come sostenerli e come non lasciarci governare dalla paura”.
Ed è proprio sulla paura che Felicolo concentra uno dei passaggi più forti del suo intervento. Il rischio è che diventi la lente attraverso cui guardare chi arriva, alimentando diffidenza e distanza.
“La strada è quella dell’amicizia, dell’incontro con l’altro: non partire dal pregiudizio e dal giudizio, ma dall’amicizia, di cui c’è tanto bisogno”.
Un messaggio che dall’Osservanza si allarga quindi oltre la celebrazione religiosa e chiama in causa il modo con cui le comunità affrontano la mobilità umana. Non ignorare le fragilità, a partire da quelle dei bambini, ma accompagnarle e sostenerle senza lasciare che paura e pregiudizio decidano quale debba essere il rapporto con l’altro.
Felicolo ha infine ringraziato quanti, in Toscana e nel resto d’Italia, lavorano quotidianamente nel campo delle migrazioni e dell’accoglienza. Perché, nel suo messaggio, il primo passo verso chi arriva non dovrebbe essere il giudizio: dovrebbe essere l’incontro.