Dalle chat ai cellulari degli investigatori. Il prefetto di Siena Valerio Massimo Romeo ha già dato disposizioni precise alle forze dell’ordine: individuare chi si nasconde dietro i messaggi che incitano alla violenza, anche quando gli autori utilizzano nomi di fantasia.
Un intervento che arriva mentre anche nel nostro territorio si moltiplicano gli screenshot allarmanti, con riferimenti a possibili aggressioni e ai nomi di Siena, Colle Val d’Elsa e Poggibonsi. La situazione è sotto osservazione, ma il rappresentante del Governo rassicura: al momento non sono emersi segnali concreti di pericolo sul territorio.
“Stiamo monitorando attentamente la situazione. Al momento non abbiamo avuto segnali evidenti. Tuttavia, ho già dato indicazioni precise alle forze dell’ordine”, spiega Romeo, interpellato da Siena News sulla vicenda.
Tutto nasce dalle violenze che hanno interessato Milano, Torino e Bologna durante il fine settimana. Scontri con le forze dell’ordine, danneggiamenti e saccheggi hanno acceso l’attenzione sulle mobilitazioni organizzate attraverso i social network. Nei giorni successivi sono comparsi nuovi appelli a manifestare, accompagnati da messaggi che evocano ulteriori disordini in vista del 24 ottobre. Accanto alle convocazioni, però, si sono diffuse anche notizie false e allarmi privi di riscontri, rendendo difficile distinguere le minacce reali dalle voci che alimentano la paura.
Un fenomeno che ha raggiunto anche Siena e la sua provincia. Siena News ha visionato diversi screenshot di conversazioni e messaggi inoltrati che stanno circolando tra giovani e studenti. In uno si legge: “Voglio venire a Colle, Firenze, Pisa, Empoli e pure Siena”. In un altro compare un riferimento a Poggibonsi.Il nostro giornale ha inoltre ricevuto numerose segnalazioni da parte dei genitori.

Altri messaggi parlano di possibili aggressioni, violenze sessuali e incendi. In alcune conversazioni viene citato il 24 ottobre come possibile appuntamento per nuove iniziative, mentre circolano anche fotografie di oggetti simili ad armi bianche e avvertimenti che invitano i ragazzi a non uscire di casa.
Si tratta di contenuti la cui autenticità, provenienza e attendibilità non sono state accertate. Non ci sono elementi che consentano di affermare che sia stato organizzato un piano per compiere violenze a Siena o in Valdelsa. Alcuni screenshot, inoltre, risultano inoltrati più volte e potrebbero essere stati estrapolati da conversazioni differenti.
È proprio su questo terreno che si concentra l’attenzione delle autorità. “Nel caso in cui dovessero emergere chat dove soggetti, anche minorenni, incitino a forme di violenza per emulare quello che è accaduto purtroppo a Milano, Torino e Bologna, ho già dato indicazione alle forze dell’ordine di procedere immediatamente all’individuazione della fonte”, afferma il prefetto.
Romeo spiega che il monitoraggio è già in corso e coinvolge diversi apparati investigativi. “La Digos, il Nucleo informativo dei Carabinieri e la Guardia di Finanza stanno già monitorando questi fenomeni”, precisa.
L’obiettivo è risalire all’origine dei messaggi, distinguere le segnalazioni attendibili dagli allarmi infondati e individuare gli eventuali responsabili di condotte illecite. “Qualora dovessero riscontrare situazioni di messaggi che incitano alla violenza, occorre immediatamente procedere alla fonte, vedere da dove arriva il messaggio. Molti soggetti nelle chat si nascondono dietro nomi di fantasia”, sottolinea Romeo.
Per gli accertamenti potranno essere coinvolti anche i settori specializzati delle forze dell’ordine e la Polizia postale. “Ho dato disposizioni nette e precise”, ribadisce il prefetto, spiegando che gli approfondimenti riguarderanno anche gli eventuali messaggi pubblicati da minorenni. “Bisogna intervenire e valutare anche le responsabilità dei genitori. Se sono maggiorenni, occorre comunque individuare immediatamente gli autori”, afferma.
Il rappresentante del Governo richiama quindi le famiglie a una maggiore attenzione verso l’utilizzo dei dispositivi elettronici da parte dei figli. “È necessario che i genitori stiano attenti a che tipo di messaggi ricevono i ragazzi e all’uso che possono fare dei loro cellulari”, osserva Romeo.
Un appello che arriva mentre gli avvertimenti continuano a passare da uno smartphone all’altro, spesso senza che sia possibile stabilire chi abbia scritto il messaggio originale.
Il fenomeno non riguarda soltanto Siena. Anche in altre città italiane sono circolati falsi allarmi su presunte aggressioni a studenti e ragazze. Nel Biellese, ad esempio, le forze dell’ordine hanno ritenuto infondati diversi messaggi che annunciavano violenze. A Firenze, invece, Prefettura e Questura stanno seguendo le convocazioni di manifestazioni diffuse sui social, con particolare attenzione agli account che le promuovono.
Non tutti i messaggi, tuttavia, possono essere liquidati automaticamente come falsi. A La Spezia, secondo quanto riportato dalla stampa, due minorenni sono finiti sotto indagine dopo la diffusione di una chat contenente inviti a compiere furti e danneggiamenti durante una manifestazione. Un episodio che dimostra l’importanza di verificare tempestivamente la provenienza delle comunicazioni.
A Siena, per il momento, il quadro descritto dal prefetto è diverso. “Non abbiamo segnali del genere”, ribadisce Romeo, escludendo che siano emersi, allo stato attuale, elementi concreti tali da confermare le minacce diffuse nelle conversazioni.
Il monitoraggio, comunque, prosegue. “I messaggi che incitano alla violenza verranno esaminati, sarà individuata la fonte e gli eventuali responsabili saranno perseguiti secondo quanto previsto dalla legge”, conclude il prefetto.
Katiuscia Vaselli