Mps, il piano Lovaglio unisce la politica senese ma è scontro sul ruolo di Governo e Pd

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Il piano Lovaglio mette quasi tutti d’accordo, il ruolo del Governo decisamente meno. Il nuovo capitolo del risiko Mps accende il confronto nella politica senese: mentre il progetto con Banco Bpm e Banca Generali raccoglie consensi anche da mondi politici differenti, è sull’intervento dell’esecutivo che le posizioni si dividono. Il Movimento 5 Stelle chiede al Governo di «fare la sua parte» anche in qualità di azionista del Monte; Fratelli d’Italia replica che la politica deve tutelare le regole e l’interesse del Paese «senza trasformarsi in un giocatore nel risiko bancario».

A chiedere un intervento preciso dell’esecutivo è Alessandro Fanetti, coordinatore provinciale del Movimento 5 Stelle di Siena, che accoglie «con favore la determinazione con cui il management di Banca Monte dei Paschi sta cercando di costruire una risposta industriale per difendere l’autonomia e l’integrità della banca dall’offerta di Intesa Sanpaolo».

Per Fanetti, però, l’iniziativa del management non può diventare un motivo perché il Governo rimanga alla finestra. «Il Ministero dell’Economia e delle Finanze è ancora azionista di Mps con il 4,8% del capitale. Sono soldi pubblici, sono soldi degli italiani che hanno salvato questa banca. Il Governo non è uno spettatore, è dentro la partita».

Il prossimo passaggio indicato dal M5S è quello del 25 agosto, quando al Ministero dell’Economia il ministro Giancarlo Giorgetti incontrerà la sindaca di Siena Nicoletta Fabio, la presidente della Provincia Agnese Carletti e il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Fanetti chiede di sapere come voterà il Mef nell’assemblea straordinaria, quali garanzie intenda ottenere sul futuro dei lavoratori, sulle funzioni direzionali a Siena e sul rapporto con il territorio e se, qualora fosse necessario, il Governo sia disposto a utilizzare anche il Golden Power.

Di segno diverso la posizione del Coordinamento provinciale di Fratelli d’Italia Siena, che concentra l’attacco sul Partito Democratico e sulle differenti posizioni espresse a livello nazionale e locale. «Quante lingue parla il Partito Democratico?», domanda FdI, contrapponendo la posizione della segretaria Elly Schlein, contraria a un intervento del Governo «a gamba tesa» nel mercato, alle richieste provenienti dal Pd senese e toscano.

Secondo Fratelli d’Italia si sarebbe creato «un corto circuito politico insostenibile»: da una parte chi sostiene la linea della non ingerenza, dall’altra chi chiede un intervento pubblico. FdI rivendica invece la propria posizione: «La politica deve garantire il rispetto delle regole e tutelare l’interesse del Paese, senza trasformarsi in un giocatore nel risiko bancario».

Sul progetto industriale arriva invece un sostegno netto da Sena Civitas, che conferma la fiducia nell’amministratore delegato Luigi Lovaglio. Per l’associazione, le offerte su Banco Bpm e Banca Generali, insieme all’integrazione di Mediobanca, potrebbero mettere Mps «al centro di un grande progetto di aggregazione finanziaria nazionale», preservandone valore, marchio e radici territoriali.

Particolare attenzione viene posta sulle conseguenze per Siena. Secondo Sena Civitas, il progetto potrebbe rafforzare «la centralità della banca» e, con essa, il ruolo della città come sede e punto di riferimento di uno dei principali gruppi finanziari italiani. L’associazione riconosce inoltre il contributo dei dipendenti del Monte al percorso di risanamento e rilancio degli ultimi anni.

Valutazione positiva anche dall’Associazione Pietraserena, che vede nella doppia offerta da circa 34 miliardi una possibile risposta all’operazione di Intesa Sanpaolo. In caso di successo, secondo l’associazione, potrebbe nascere un importante terzo polo bancario nazionale e Mps ne uscirebbe rafforzata sia sotto il profilo economico sia per il proprio marchio.

Pietraserena ribadisce quindi il sostegno a Lovaglio e soprattutto alla difesa del legame tra Mps e Siena, auspicando che il nuovo passaggio del risiko possa scongiurare quello che definisce «l’assurdo se non offensivo smembramento della nostra storica Istituzione».