Enter your email address below and subscribe to our newsletter

Nottola, Angiolini: “Il punto nascita non è un servizio sacrificabile”

Condividi su

Il futuro del punto nascita di Nottola resta appeso a una deroga e il sindaco di Montepulciano Michele Angiolini alza la voce: “Non è una soluzione, è un rinvio che alimenta incertezza tra professionisti e famiglie”. Dopo le indiscrezioni pubblicate da *La Repubblica Firenze* sull’incontro tra Ministero della Salute e Regione Toscana, il presidente della Società della Salute Amiata Senese e Val d’Orcia-Valdichiana Senese interviene duramente per difendere il presidio degli Ospedali Riuniti della Valdichiana.

Secondo quanto emerso, il ministero avrebbe concesso due anni di deroga al punto nascita di Nottola, mentre per Campostaggia si profilerebbe la chiusura. Una prospettiva che Angiolini definisce “inaccettabile”.

“Il punto nascita di Nottola è oggi un servizio efficiente, qualificato e sicuro – afferma il sindaco –. Difendere questo presidio significa difendere il diritto alla salute, contrastare lo spopolamento delle aree interne e garantire dignità e futuro a chi sceglie di vivere in queste terre”.

Per Angiolini il problema non può essere affrontato applicando rigidamente i parametri numerici fissati anni fa, senza considerare le caratteristiche del territorio. “La riduzione delle nascite è un fenomeno nazionale e strutturale – sottolinea – ma bisogna tenere conto delle distanze dai grandi ospedali e del diritto delle comunità delle aree interne ad avere servizi sanitari accessibili e sicuri”.

Il sindaco chiede ora chiarimenti ufficiali alla Regione e al ministero, auspicando che le indiscrezioni vengano smentite. “Il punto nascita di Nottola non è un servizio sacrificabile o temporaneo – aggiunge – e nessuna logica di deroga può sostituire una risposta strutturale”.

Angiolini annuncia inoltre che il prossimo 3 giugno si terrà un incontro pubblico alla Sala Polivalente Ex Macelli di Montepulciano dedicato proprio al percorso nascita in Valdichiana, alla presenza dei vertici Asl, delle direzioni sanitarie e dei sindaci del territorio.

“Su temi come questo – conclude – serve una comunità unita, consapevole e determinata a difendere i propri servizi essenziali”.