San Francesco entra in Consiglio, Lojudice: “La mitezza sia il codice della politica”. E il prefetto parla di eutanasia

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La mitezza come antidoto a una politica fatta di urla, presunzione e arroganza. È il messaggio che il cardinale Augusto Paolo Lojudice affida all’aula di Palazzo Pubblico durante la celebrazione per l’istituzione della Festa nazionale di San Francesco d’Assisi.

“La mitezza di Francesco diventa modello anche per chi ha responsabilità nell’ambito della guida civile”, sottolinea l’arcivescovo, indicando nella mitezza “il codice della politica”: un modo di usare parole e linguaggio che “non significa arrendevolezza”, ma capacità di ascoltare e di far diventare le parole “strumento di libertà per tutti i cittadini”.

Una mattinata che ha aperto la seduta del Consiglio comunale, con gli interventi del prefetto Valerio Massimo Romeo, di Massimo Bianchi dell’Università di Siena, del sindaco Nicoletta Fabio e dei rappresentanti dell’assemblea.

Lojudice ha riportato Francesco alla sua dimensione cristiana, mettendo in guardia da interpretazioni capaci di adattarne la figura alle sensibilità del momento. “Tutto in lui dice, parla, racconta Cristo e il Vangelo”. Ma proprio da questa radice, secondo il cardinale, nasce un messaggio capace di parlare alla società contemporanea attraverso “l’accoglienza e la prossimità” e il riconoscimento della dignità di ogni persona.

Un intervento fortemente personale anche quello del prefetto Romeo. “Io sono cristiano, cattolico, apostolico romano e ne sono fiero”, ha affermato, spiegando al tempo stesso di rispettare “tutte le espressioni religiose e anche chi non crede”. Dal Cantico delle Creature Romeo ha poi sviluppato una riflessione sulla sofferenza e sul fine vita: “Chi crede non può essere d’accordo con l’eutanasia”, sostenendo che “la vita non appartiene a noi, la vita appartiene a Dio”.

Massimo Bianchi ha invece ricostruito soprattutto il rapporto tra Francesco e Siena, invitando a “riscoprire l’essenza del messaggio di Francesco, la sua intensa spiritualità, la straordinaria capacità di essere testimone del suo tempo”. Al centro il soggiorno senese del 1226 e il “Piccolo Testamento”, dettato dal santo ormai gravemente malato nell’eremo di Ravacciano. Markdown incollato

Il sindaco Nicoletta Fabio ha legato infine Francesco a Santa Caterina: “Chiedere e desiderare la pace non è debolezza, è coraggio”. E proprio dall’aula ha annunciato una novità: dal 28 novembre al 30 marzo il Santa Maria della Scala ospiterà la mostra “Santa Caterina. Estasi e ardore”. “Francesco e Caterina, ancora una volta idealmente insieme. Assisi e Siena”.

MC