Scuola Fucini di Monteroni d’Arbia, l’allarme di una famiglia: “Decisioni senza trasparenza e orari ridotti. Serve chiarezza subito”

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“Una riduzione dell’orario scolastico da 30 a 20 ore settimanali”. È questa l’ipotesi che preoccupa una famiglia della scuola secondaria di primo grado “R. Fucini” di Monteroni d’Arbia, che con una nota pubblica chiede chiarezza alla dirigenza scolastica e alle istituzioni locali sull’organizzazione delle lezioni durante i lavori di messa in sicurezza e adeguamento antincendio dell’istituto. Una soluzione che, secondo quanto riportato nel comunicato, porterebbe gli studenti a frequentare dalle 8.30 alle 12.30, anziché secondo l’orario 8-14 previsto dal Piano triennale dell’offerta formativa.

La famiglia precisa di condividere “pienamente la necessità di adeguare i locali scolastici alle normative vigenti in materia di sicurezza”, ricordando che gli interventi sono stati programmati dal Comune di Monteroni d’Arbia grazie ai fondi PNRR. La preoccupazione riguarda però la soluzione che sarebbe stata individuata per far fronte alla mancanza di spazi alternativi: “la riduzione dell’orario scolastico da 30 a 20 ore settimanali”, si legge nella nota.

Non si tratterebbe, almeno sulla base del comunicato, di una decisione formalmente comunicata alle famiglie. L’ipotesi, recita la nota, “era stata anticipata a luglio durante un incontro tra scuola, Comune e rappresentanti dei genitori”, ma a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico la famiglia sostiene di non aver ancora ricevuto alcuna comunicazione ufficiale.

Al centro delle perplessità ci sono anche le possibili conseguenze sull’attività didattica. “Ci chiediamo quali garanzie esistano per assicurare una regolare giornata scolastica dei bambini e il normale svolgimento di tutte le lezioni e discipline dovute”, scrive la famiglia, che domanda inoltre quale sostegno possa essere previsto per i genitori costretti a riorganizzare la propria quotidianità a causa della riduzione dell’orario.

Il comunicato allarga poi la critica al rapporto tra scuola e famiglie, richiamando quanto sarebbe accaduto durante l’anno scolastico 2025/2026. Secondo la nota, dopo circa un mese dall’inizio delle lezioni sarebbe stato sospeso senza spiegazioni il modello DADA, basato sullo spostamento degli studenti tra diverse aule disciplinari. “Abbiamo appreso il cambiamento esclusivamente da nostro figlio”, afferma la famiglia, lamentando l’assenza di una comunicazione formale.

Da qui l’appello conclusivo alla dirigente scolastica e alle istituzioni locali, in particolare al sindaco e all’assessore competente, affinché intervengano “con urgenza per tutelare la serenità e il diritto allo studio dei bambini”, garantendo alle famiglie informazioni “chiare, tempestive e rispettose” delle conseguenze che le decisioni sull’organizzazione scolastica possono avere sulla vita quotidiana.