Serata dei Cellamusica a Villa Ermellina, nell’evento dei giovani avvocati. Puija: “Continuiamo a sognare”

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Hanno suonato e cantato per i giovani avvocati del foro di Siena e hanno riscosso successo, un successo che ormai porta il nome dei Cellamusica ben oltre i confini senesi e regionali. Un percorso che dimostra come la musica possa diventare uno strumento concreto di inclusione e di costruzione di un futuro oltre le mura del carcere. Centrato, dunque, l’obiettivo di Cellamusica, il progetto nato nella Casa Circondariale di Santo Spirito a Siena e diventato oggi una vera e propria band.
Il gruppo, lo ricordiamo,  riunisce ex detenuti, volontari e agenti penitenziari e rappresenta un ponte tra il carcere e la società civile.

“Riteniamo fondamentale coinvolgere tutta la società civile in iniziative finalizzate alla rieducazione”, spiega Giulia Zani, responsabile ONAC del gruppo AIGA Siena. “Il carcere non deve essere un luogo dove chiudere e buttare la chiave, ma uno spazio nel quale possa esserci una vera rieducazione e nel quale si possa guardare al futuro”.

Un’esperienza che, nelle intenzioni dei promotori, può diventare un modello anche per altri istituti. “Vogliamo che l’esempio di Siena sia un modello virtuoso per tanti altri istituti in Toscana e in Italia”, aggiunge Zani.

Il direttore della Casa Circondariale di Siena, Graziano Puija, sottolinea invece la continuità del progetto: “Quando mi hanno chiesto come poter continuare, ho risposto: “Continuiamo a sognare!””.

Da quel sogno è nato un disco e Cellamusica è cresciuta fino a diventare una band presente anche su Spotify. “La bellezza di questo progetto sta proprio nella continuità – sottolinea Puija –. I detenuti, anche quando escono, continuano a far parte del gruppo, partecipano ai concerti e continuano a scrivere la loro musica”.

Giulia Neri