Siena, 90 richiedenti asilo dormono in strada: la denuncia di SiSolidal

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Novanta richiedenti asilo sarebbero costretti a dormire all’aperto a Siena, mentre dal 17 agosto si sarebbero nuovamente bloccati gli ingressi nei Centri di Accoglienza Straordinaria. È la denuncia di Rete SiSolidal Siena, che punta il dito contro le procedure della Questura e della Prefettura e parla di una situazione che starebbe producendo “marginalità, irregolarità e sofferenza”.

Secondo quanto riportato nella nota, le persone si troverebbero a dormire “nei parchi, sotto i loggiati o in rifugi di fortuna”, non per mancanza di strutture, sostiene Rete SiSolidal, ma perché bloccate nell’attesa della formalizzazione della domanda di asilo attraverso il modello C3. La rete afferma che la Questura starebbe dilatando i tempi per gli appuntamenti e che la Prefettura escluderebbe dai CAS chi non abbia ancora completato questo passaggio.

A fine luglio, riferisce ancora Rete SiSolidal, sarebbe stato raggiunto un compromesso per consentire ogni giorno il fotosegnalamento di tre persone e il successivo inserimento nei CAS. Una procedura che, secondo l’associazione, sarebbe però durata meno di due settimane: “Dal 17 agosto ad oggi gli ingressi sono stati nuovamente bloccati”.

La denuncia riguarda anche quanto accadrebbe durante la notte. Rete SiSolidal sostiene che le persone costrette a dormire in strada sarebbero sottoposte a controlli sistematici delle forze dell’ordine e parla di una “sproporzione inaccettabile tra la totale assenza di risposte sociali e l’ampio dispiegamento di mezzi repressivi”.

Ma il problema, secondo la rete, non riguarderebbe soltanto i richiedenti asilo. Le difficoltà interesserebbero anche cittadini stranieri regolarmente residenti, lavoratori e studenti alle prese con il rilascio o il rinnovo dei permessi di soggiorno. Rete SiSolidal denuncia in particolare il “silenzio sulle PEC” inviate da legali, patronati, sportelli e cittadini per chiedere appuntamenti, sollecitare pratiche o risolvere anomalie.

A questo si aggiungerebbero le difficoltà per le categorie di permessi che non rientrano nel portale “Prenota Facile”. “Non esiste un sistema chiaro, trasparente e accessibile per ottenere un appuntamento”, sostiene la rete, secondo cui le persone sarebbero così costrette “a file estenuanti all’alba o all’invio di istanze destinate a cadere nel vuoto”.

Una situazione che, prosegue la nota, avrebbe conseguenze concrete sulla vita delle persone: dal rischio di perdere il lavoro alle difficoltà con l’iscrizione anagrafica e l’accesso al medico di base. Per Rete SiSolidal, “la burocrazia della Questura si trasforma così in una fabbrica di irregolarità”.

Da qui le richieste rivolte alle istituzioni: sbloccare gli appuntamenti per i richiedenti asilo, consentirne l’inserimento nei CAS e creare canali più trasparenti ed efficienti per le pratiche relative ai permessi di soggiorno. “I diritti civili e umani – conclude Rete SiSolidal – non sono concessioni discrezionali, ma la base della convivenza democratica della nostra città”.