Svolta nelle campagne toscane: via libera al Piano faunistico regionale contro l’emergenza ungulati

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Dopo anni di attesa, la Toscana mette nero su bianco le regole per provare a governare una convivenza sempre più difficile tra fauna selvatica, agricoltura, caccia e tutela dell’ambiente. Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza il nuovo Piano faunistico venatorio regionale, che resterà in vigore per cinque anni: hanno votato a favore Pd, Casa Riformista e Movimento 5 Stelle, mentre si sono espressi contro Alleanza Verdi e Sinistra, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Un provvedimento particolarmente importante per il Senese, dove la presenza degli ungulati e i danni provocati alle coltivazioni rappresentano da tempo uno dei problemi più sentiti nelle campagne.

Il Piano è il primo con una pianificazione autenticamente regionale e punta a uniformare la gestione del territorio toscano. Uno dei principi centrali riguarda proprio l’agricoltura: dove esiste un’attività agricola effettiva e produttiva, quelle porzioni di territorio devono essere tendenzialmente considerate non vocate alla presenza di animali incompatibili con le coltivazioni. In queste aree potranno essere effettuati, su decisione delle istituzioni pubbliche e attraverso soggetti abilitati, interventi di contenimento o abbattimento selettivo degli ungulati. Il Piano disciplina inoltre aree vocate e non vocate, prevenzione dei danni, tutela degli habitat, istituti faunistici e attività venatoria.

Il mondo agricolo accoglie positivamente il provvedimento. Coldiretti Siena parla di uno strumento «atteso e necessario» dopo anni nei quali la proliferazione della fauna selvatica ha provocato pesanti conseguenze alle aziende. «L’approvazione del Piano rappresenta un risultato importante per la Toscana e per il mondo agricolo, che da anni denuncia una situazione diventata insostenibile», afferma la presidente regionale Letizia Cesani, ricordando in particolare la ridefinizione delle aree vocate agli ungulati.

Il presidente di Coldiretti Siena Luigi Sardone porta invece l’attenzione direttamente sulla provincia senese, tra quelle maggiormente esposte alla presenza degli ungulati e dove i danni all’agricoltura raggiungono cifre molto elevate. Per Sardone il Piano «rappresenta un passaggio importante perché affronta una criticità che non riguarda più soltanto le aziende agricole, ma l’equilibrio dei territori, la sicurezza dei cittadini e la capacità di mantenere viva l’agricoltura nelle aree rurali».

Soddisfazione anche dalla Cia Agricoltori Italiani della Toscana, che tuttavia considera l’approvazione un punto di partenza e chiede già alcuni correttivi. «Il Piano va migliorato», sottolinea il presidente Valentino Berni, indicando tra le priorità una densità degli ungulati realmente sostenibile, interventi più efficaci di contenimento, prevenzione dei danni alle colture e risarcimenti integrali alle aziende colpite. Cia chiede inoltre maggiore efficacia nelle aree protette, nei parchi e nelle zone dove la caccia è vietata, oltre a un monitoraggio periodico dei risultati attraverso un confronto istituzionale con tutti i soggetti interessati.

Sul tavolo c’è poi la Peste suina africana, emergenza particolarmente delicata per Siena per la presenza della Cinta Senese. Durante il dibattito regionale è stato ricordato come la priorità sia proprio salvaguardare questa razza, particolarmente vulnerabile perché allevata anche allo stato brado. Il Consiglio ha approvato all’unanimità atti per rafforzare biosicurezza e ristori agli allevatori e per tutelare la Cinta Senese; altri provvedimenti puntano ad accelerare le procedure e intensificare il controllo dei cinghiali.

Ma il Piano non mette tutti d’accordo. Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno votato contro, pur riuscendo a far approvare alcuni emendamenti. Per il centrodestra il testo non riconosce sufficientemente il ruolo dei cacciatori nella gestione del territorio e nel controllo della fauna. Alleanza Verdi e Sinistra, invece, arriva al no dalla direzione opposta: ritiene insufficiente l’equilibrio raggiunto tra attività venatoria, protezione della fauna e biodiversità. Il Movimento 5 Stelle ha votato a favore pur precisando che non si tratta del proprio Piano ideale, rivendicando però le modifiche introdotte sul versante ambientale.

Per il presidente Eugenio Giani, invece, il risultato raggiunto è proprio quello dell’equilibrio: il Piano dovrà sostenere l’attività agricola e, allo stesso tempo, attribuire all’attività venatoria un ruolo nella gestione della fauna selvatica. Adesso arriverà la prova più importante: trasformare un documento atteso per anni in risultati visibili nelle campagne, soprattutto laddove cinghiali e altri ungulati hanno trasformato la tutela delle coltivazioni da problema occasionale a emergenza quotidiana.