Quasi tutto il consiglio comunale di Poggibonsi si schiera contro la chiusura del punto nascita di Campostaggia. All’appello manca Fratelli d’Italia. Il documento congiunto è stato sottoscritto dai gruppi Partito Democratico, Futura, Uniti per Poggibonsi, Vivi Poggibonsi – Lista civica, Rifondazione Comunista, Poggibonsi Merita e dal consigliere Paolo Salvini.
Una presa di posizione che arriva dopo il parere negativo sulla deroga e che richiama anche l’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio comunale lo scorso 10 febbraio. Per i firmatari, Campostaggia non è soltanto un reparto ospedaliero, ma un presidio sanitario che negli anni ha costruito una forte capacità di attrazione anche fuori dal territorio valdelsano, grazie alla qualità dell’assistenza e alle professionalità presenti.
Al centro della difesa ci sono soprattutto i dati. Nel 2025, secondo quanto riportato nel documento sulla base dei numeri forniti dalla Direzione sanitaria, il tasso di parti cesarei a Campostaggia è stato del 9,3%, contro una media regionale del 15%. Nei primi dati relativi al 2026 sarebbe sceso ulteriormente al 6,6%. Tra il 2024 e il 2025, inoltre, il numero complessivo dei parti sarebbe rimasto invariato.
I gruppi sottolineano anche la capacità del reparto di attirare donne da fuori Valdelsa, indicando un tasso di attrattività del 68%, e ricordano l’esperienza maturata da Campostaggia sul parto naturale.
A questo si aggiungono gli investimenti più recenti: l’arrivo di un nuovo primario, l’aumento dei posti letto in Pediatria, l’apertura del nuovo consultorio e la presa in carico delle gravidanze fin dai primi mesi.
La richiesta politica è quindi quella di fermare qualsiasi ipotesi di chiusura e, contemporaneamente, rivedere a livello nazionale i criteri utilizzati per valutare la sopravvivenza dei punti nascita. I firmatari chiedono l’aggiornamento delle soglie quantitative previste dal decreto ministeriale del 2015 alla luce del calo demografico, l’introduzione di parametri che tengano conto anche degli aspetti territoriali, sociali e qualitativi e soglie più flessibili a seconda del livello dei punti nascita.
Il messaggio conclusivo è netto: il futuro di Campostaggia, secondo i gruppi firmatari, non può essere deciso guardando soltanto al numero dei parti, ma deve tenere conto anche della qualità, della sicurezza delle cure e della capacità dell’ospedale di rispondere alle esigenze del territorio.