Uil Siena, Martini debutta alla guida del sindacato: “La priorità è salvare Siena”. Da Beko a Mps, tutte le sfide

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“Salvare Siena”. Massimo Martini sceglie due parole per riassumere la missione della nuova Uil senese. Il coordinatore provinciale ha fatto oggi il suo debutto ufficiale durante l’assemblea territoriale del sindacato, mettendo al centro le grandi questioni economiche e occupazionali della città: il futuro dell’ex stabilimento Beko, la partita Monte dei Paschi e la necessità di ricostruire una prospettiva industriale per il territorio. Una sfida che la Uil intende affrontare rafforzando anche la propria presenza in provincia, a partire dall’apertura di una nuova sede a Poggibonsi.

L’assemblea ha segnato la presentazione ufficiale del nuovo coordinamento territoriale, composto da Martini insieme a Erika Carrazza, della Feneal, e Patrizia Parra, della funzione pubblica. “Un coordinamento variegato, due donne e un uomo, e questo mi fa molto piacere”, ha spiegato Martini, sottolineando come il confronto con le diverse categorie sindacali sia già iniziato.

Ma è soprattutto sul futuro economico di Siena che il nuovo coordinatore concentra la propria attenzione.

“Io penso che si possa riassumere in una parola: salvare Siena”, ha dichiarato. Il primo riferimento è alla vertenza Beko, che ha portato alla chiusura dello stabilimento e alla cassa integrazione per i lavoratori. Martini riconosce il valore dell’accordo raggiunto e guarda con fiducia alla prospettiva di un nuovo insediamento produttivo legato a Leonardo.

“Finalmente abbiamo una prospettiva”, osserva, ricordando che per ricostruire occupazione serve un soggetto industriale di rilievo. “Per riorganizzare un lavoro vero e dare una prospettiva non solo agli attuali lavoratori che sono in cassa integrazione, ma anche a nuova occupazione, serve un’azienda importante. E credo che Leonardo sia un’azienda importante”.

Il coordinatore interviene anche sul possibile tipo di produzione che potrebbe essere avviato nell’area. “Non mi focalizzerei sul problema se produrre armi o meno. Credo che a Siena non ci sia bisogno di produrre armi: Leonardo fa tante cose e sicuramente avrà la possibilità di portare altre produzioni”.

L’altra grande preoccupazione riguarda il Monte dei Paschi. Martini ricorda il legame storico tra la banca e la città, sottolineando come il futuro dell’istituto rappresenti una questione che va ben oltre gli equilibri finanziari.

“Siena ha viaggiato insieme alla banca”, afferma. Il coordinatore non nasconde la propria delusione per gli sviluppi societari e per le decisioni assunte dagli azionisti, che hanno aperto la strada alla prosecuzione dell’offerta di Intesa Sanpaolo.

La richiesta del sindacato è che, qualunque sia l’esito dell’operazione, Siena non perda il proprio ruolo nella struttura della banca. “Dobbiamo fare le dovute considerazioni perché resti a Siena la banca, resti la direzione centrale, resti l’occupazione”, spiega Martini, ricordando che, secondo le sue stime, il Monte impiega oltre duemila dipendenti sul territorio.

Accanto alle vertenze, c’è il progetto di rafforzamento della Uil provinciale. Martini riconosce che l’organizzazione è attualmente la più piccola tra le tre principali confederazioni sindacali presenti a Siena, ma punta ad ampliarne la presenza.

“A breve apriremo una sede a Poggibonsi, perché la Valdelsa è un’area interessante dal punto di vista occupazionale, un’area dinamica”, annuncia. Un passo che si aggiunge al trasferimento della sede senese in via Massetana e all’ampliamento dei servizi rivolti ai cittadini.

All’assemblea è intervenuto anche il segretario generale della Uil Toscana, Paolo Fantappiè, che ha allargato lo sguardo alle politiche industriali regionali.

“Solo con una forte industria si possono rilanciare i nostri territori, non solo con il terziario”, ha sottolineato Fantappiè, ricordando il tavolo di confronto aperto in Regione e la mobilitazione sindacale dello scorso luglio per la reindustrializzazione della Toscana.

Secondo il segretario regionale, occorre un piano industriale capace di sostenere investimenti nella digitalizzazione e nell’intelligenza artificiale, ma soprattutto di garantire ricadute concrete sull’occupazione.

Al centro della sua proposta ci sono i 120 milioni di euro di risorse pubbliche disponibili per gli investimenti industriali. Fondi che, secondo la Uil, non devono essere distribuiti senza precise condizioni.

“Ogni euro pubblico che si dà alle imprese deve portare lavoro stabile, contratti di lavoro applicati e firmati da Cgil, Cisl e Uil e non contratti pirata”, ha affermato Fantappiè, chiedendo anche il rispetto della contrattazione integrativa e una redistribuzione degli utili ai dipendenti.

“Basta con i soldi pubblici senza reciprocità”, è il messaggio del segretario regionale, che richiama anche la necessità di recuperare il potere d’acquisto dei salari.