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Un anno per salvare Nottola: la battaglia sul punto nascita arriva al Governo
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Nottola non vuole diventare un numero sotto quota 500. E la Regione prova a costruire una strada diversa per evitare che la distanza dalla soglia dei parti si trasformi nella distanza da percorrere per le future mamme. Il futuro del punto nascita dell’ospedale di Montepulciano resta aperto e la partita, dopo la proroga di un anno, tornerà anche sul tavolo del Governo.
È questo il quadro emerso dalla visita dell’assessora regionale alla Sanità Monia Monni, che oggi ha incontrato la direzione dell’Asl Toscana sud est, gli operatori di Ostetricia, Ginecologia, Pediatria e Neonatologia e, successivamente, i sindaci del territorio.
Nottola è uno dei tre punti nascita toscani sotto la soglia dei 500 parti annui sui quali resta aperto il confronto: insieme al presidio di Montepulciano ci sono Montevarchi e Poggibonsi. Per Montevarchi è stata concessa una proroga di sei mesi, per Nottola di dodici.
La Regione sta lavorando a una riorganizzazione che preveda un collegamento più stretto tra gli ospedali territoriali e quelli principali di Arezzo e Siena. “L’idea – spiega Monni – è una riorganizzazione che preveda un’equipe che faccia il parto fisiologico nell’ospedale di territorio e il parto invece con maggiore complessità o a rischio nell’ospedale principale. Questo può consentirci di mantenere aperti entrambi i punti nascite e di dare una risposta territoriale importante”.
Una strada che potrebbe essere percorsa per Montevarchi e Poggibonsi, mentre per Nottola, secondo la Regione, il quadro è differente. L’area di riferimento tra Amiata senese, Val d’Orcia e Valdichiana senese comprende 15 comuni e circa 76mila abitanti distribuiti su oltre 1.500 chilometri quadrati. La densità media è di circa 50 abitanti per chilometro quadrato e in alcuni comuni scende fino a otto.
A pesare resta il numero delle nascite. I dati indicati durante la visita parlano di 407 parti e 409 bambini, mentre proprio questa mattina nell’ospedale sono nati due gemelli. Numeri superiori a quota 400, ma ancora sotto la soglia dei 500.
Ed è proprio su quella soglia che la Toscana intende continuare il confronto con Roma. Tra ottobre e novembre la Regione tornerà infatti a confrontarsi con il Governo al tavolo adempimenti, dove porterà la richiesta del territorio di tenere maggiormente conto delle distanze e delle caratteristiche geografiche nella valutazione del futuro del presidio.
“La soglia di cinquecento parti – aggiunge l’assessora – è dettata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e noi rispettiamo ovviamente le valutazioni di carattere scientifico. Però esiste il tema delle deroghe, che nel tempo sono state assegnate sulla base delle particolarità che una struttura e un territorio esprimono”.
Durante la visita Monni è stata accompagnata dalla direttrice generale facente funzione dell’Asl Toscana sud est Biancamaria Rossi, dalla direttrice sanitaria Barbara Innocenti e dalla direttrice dell’ospedale Barbara Bianconi. Il punto nascita dispone di una sala per i cesarei, una per il parto operativo e quattro sale travaglio-parto, mentre le gravidanze più complesse vengono gestite in collaborazione con l’Azienda ospedaliero-universitaria Senese. La struttura di Pediatria e Neonatologia lavora inoltre in rete con le Scotte e altri centri specialistici.
“Il nostro focus è sulla sicurezza di mamme e neonati, ma un occhio di riguardo va posto anche all’accoglienza a tutto tondo – spiega Bianconi –. Il nostro punto nascita ha una vocazione spinta verso l’umanizzazione del percorso”. La direttrice sottolinea inoltre la capacità dei professionisti di gestire la maggior parte delle gravidanze, centralizzando nei centri hub soltanto i casi che richiedono un’assistenza più complessa.
A difesa del presidio anche il sindaco di Montepulciano e presidente della Società della Salute Amiata Senese e Val d’Orcia-Valdichiana Senese, Michele Angiolini. “La difesa di questo presidio, fondamentale per l’intera Valdichiana Senese e l’Amiata Senese e Val d’Orcia, resta una priorità assoluta. Per noi il criterio orogeografico e la volontà di garantire un futuro a chi intende nascere e vivere in un territorio esteso come il nostro devono avere la massima rilevanza”.
La proroga di dodici mesi, dunque, non chiude la partita. La sposta in avanti e la riporta anche a Roma: tra ottobre e novembre Regione e Governo torneranno a confrontarsi sul futuro di Nottola, mentre il territorio proverà a dimostrare che, in Valdichiana, per decidere il destino di un punto nascita non può contare soltanto la soglia dei 500 parti.