“Una carrellata di emozioni”: il Palio negli occhi di Mattioli attraversa il tempo, sessanta scatti in mostra la Campansi

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Il Palio, prima di essere corso, aspetta. E proprio nell’attesa Augusto Mattioli ha trovato per decenni una Siena da fotografare. Un volto teso prima dell’ingresso in Piazza, qualcuno che aspetta il cavallo, un gesto catturato quando ancora nessuno sa cosa accadrà. Sono 61 frammenti di città quelli raccolti nella mostra “Siena e il Palio: Ieri e Oggi. Un viaggio attraverso il tempo, lo sguardo e le emozioni”, visitabile da oggi, 15 settembre, fino al 25 ottobre negli spazi del Campansi.

Fotoreporter senese, classe 1944, giornalista pubblicista dal 1976 e testimone con la macchina fotografica di oltre mezzo secolo di vita cittadina, Mattioli ha costruito l’esposizione attraversando epoche e tecniche differenti. Ci sono fotografie realizzate con l’analogico e immagini scattate in digitale, il bianco e nero e il colore, il Palio di ieri e quello di oggi. Il filo che le unisce, però, rimane lo stesso: cercare il momento anziché costruirlo.

“In genere faccio la foto senza prepararla: vedo, osservo e scatto. Poi quello che viene, viene”, spiega. Una filosofia che nella Festa trova terreno naturale. “Ho cercato di raccontare le emozioni delle persone mentre aspettano il Palio: chi aspetta il cavallo, chi aspetta di entrare in Piazza. È una carrellata di emozioni”.

Il percorso si concentra in particolare sul corteo storico, sulle monture delle contrade e sui momenti che precedono e accompagnano la Festa. Non soltanto le immagini più riconoscibili del Palio, dunque, ma ciò che accade dietro e intorno ad esse: preparativi, situazioni inconsuete, sguardi e relazioni. Una memoria fotografica che attraversa più generazioni di senesi.

Le 61 fotografie esposte rappresentano soltanto una piccola parte di un patrimonio molto più vasto. Mattioli, che nel corso della sua attività ha documentato anche politica, cronaca, viaggi e realtà internazionali, dal Libano alla Palestina fino a Sarajevo, conserva un archivio “piuttosto robusto: potrebbe permettere di fare altre venti o trenta mostre, su cose molto diverse, dai viaggi alla politica e ai personaggi politici”.

E proprio il confronto tra passato e presente diventa anche un confronto tra due modi di fotografare. Il digitale permette di controllare immediatamente il risultato e, se necessario, ripetere lo scatto. Con la pellicola non era possibile. Ed è qui che Mattioli sintetizza forse meglio il senso del suo lavoro: “Quando fai una foto con il negativo non vedi il risultato. Oggi fai una foto e la guardi: se è venuta male la ripeti. Però, quando la ripeti, perdi il momento. È il momento che a me piace”.

La mostra assume un significato particolare anche per il luogo che la ospita. Per Guido Pratesi, presidente di ASP Città di Siena, l’iniziativa contribuisce a mantenere il Campansi aperto alla città e alle sue esperienze. “È la seconda esposizione del professor Mattioli da quando è qui da noi. Sta diventando uno stimolo, con i suoi suggerimenti e le sue idee, e sta animando questo luogo dando quella sensazione di continuità che per noi è fondamentale”.

Una continuità che Pratesi lega direttamente alla funzione sociale della struttura: “Il nostro obiettivo è che il cittadino, quando nel percorso della propria vita arriva in una struttura protetta, possa continuare a vivere e socializzare insieme alle persone con cui ha condiviso la propria vita. Questa continuità è il massimo a cui possiamo aspirare”.

La mostra è a ingresso libero e può essere visitata negli orari di apertura del Campansi, in via Campansi 18.

Marco Crimi