Unistrasi inaugura i corsi di italiano, Montanari: “Gli stranieri insegnano a noi più di quanto noi insegniamo a loro”

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“Qualcuno una volta disse che la cura per il fascismo è la lettura e che la cura per il razzismo sono i viaggi. Noi crediamo che questo incontro tra persone, questo spostarsi e conoscersi reciprocamente attraverso culture diverse, abbia un valore enorme. Non si tratta soltanto di insegnare l’italiano: molto spesso sono loro a insegnare a noi più di quanto noi insegniamo a loro. Questo scambio reciproco è esattamente ciò di cui ha bisogno un mondo che oggi sembra vivere soltanto di odio, guerre e contrapposizioni identitarie. Qui si impara che esiste un’unica identità, quella umana”. Queste le parole di Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, che ha parlato a margine dell’inaugurazione dei tradizionali corsi di lingua e cultura italiana per Stranieri, consueto appuntamento arrivato all’edizione 109.

“Credo che l’italiano sia una lingua di pace, una lingua di apertura, una lingua capace di mettere in comunicazione le persone – ha spiegato ancora Montanari -. Lo è stata per gran parte della nostra storia. Chi studia l’italiano non lo fa per la nostra forza militare, che non esiste, e nemmeno per una particolare influenza economica. Lo fa per la nostra cultura, per il nostro cibo, per la bellezza del nostro Paese, per qualcosa che è naturalmente aperto. La nostra Costituzione ci ricorda che l’identità nazionale si fonda sulla cultura e sul paesaggio, non sul sangue. Per questo tutti possono diventare italiani e italiane, così come noi possiamo imparare a sentirci stranieri. Alla fine, l’unica cosa che conta è la nostra comune umanità. In questo periodo si parla molto dell”Odissea’ di Nolan. Naturalmente si possono avanzare tutte le critiche che si vogliono all’adattamento o alla sua dimensione hollywoodiana, ma credo sia importante che quelle storie, quei luoghi e quei personaggi continuino a parlarci. E che lo facciano ricordandoci che il punto non è la guerra, ma la costruzione di una convivenza pacifica”.

“Per quanto riguarda gli studenti, quest’anno sono rappresentate 83 nazionalità diverse. Sui palestinesi, invece, non conosco il dato preciso. So però che oggi uscire da Gaza è estremamente difficile: ci sono poche possibilità per uscire e, di fatto, servono somme elevatissime, nell’ordine di circa 70mila euro a persona. È una situazione che dovrebbe far riflettere profondamente sul valore della vita umana”.