Vittoria dell’Aquila, capitan Carapelli: “L’incubo è finito. Dedico questo trionfo a tutta la Contrada”

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“Se me lo fossi dovuto immaginare, me lo sarei immaginato proprio così: un capolavoro. Sono stati quattro giorni perfetti, nei quali abbiamo curato ogni minimo dettaglio senza lasciare nulla al caso. Con Giovanni abbiamo organizzato tutto nei minimi particolari e questo è il risultato”. Questo il primissimo commento di Duccio Carapelli, capitano della contrada dell’Aquila, vittoriosa questa sera sul tufo di piazza del Campo.

“Non sono stati soltanto quattro giorni. Dietro c’è il lavoro di anni. Ho vissuto questa Contrada da barbaresco, da mangino e poi da capitano – prosegue -. Questa vittoria non arrivava mai e ogni volta speravo che fosse quella buona. Abbiamo dovuto aspettare tanto, forse troppo, ma evidentemente questo Palio doveva andare così. Dopo 34 anni non poteva esserci un finale diverso”.

“L’ho detto a tutti i ragazzi: questo non è il mio Palio, è il Palio di tutti. Ognuno ha fatto la propria parte, dai ragazzi della stalla allo staff, fino a tutta la Contrada. Sono stati tutti fondamentali e tutti entrano nella storia di questa vittoria. La dedica è semplice ma carica di significato. Lo dedico a tutta la Contrada e a quel ragazzo con il berrettino che è mio figlio. Alla base del successo c’è stata soprattutto la forza del gruppo. Ho sempre cercato di costruire una squadra e continuo a credere che sia la cosa più importante. Quando una squadra viaggia nella stessa direzione, prima o poi il risultato arriva”.

Il momento in cui ha iniziato a credere davvero nella vittoria coincide con l’assegnazione dei cavalli. “L’assegnazione è stata un dono che aspettavo da tempo. Poi, durante i quattro giorni, vedevo che ogni tassello andava al suo posto e ho iniziato a pensare che forse poteva essere davvero la volta buona”. La paura, però, non è mai scomparsa: “Quella c’è sempre. Fino all’ultimo. Per quanto tu possa preparare tutto nel migliore dei modi, il Palio resta il Palio: ci sono sempre le incognite della mossa, del canape, dei tre giri. Però, dentro di me, continuavo a immaginarmelo così”.

Dopo il trionfo, l’emozione ha preso il sopravvento. “Non riuscivo nemmeno a parlare. Mi sembrava impossibile. Aspettavo soltanto di abbracciare i miei mangini. Poi ho visto quella marea gialla sotto il palco e lì ho capito davvero cosa era successo. È stata una soddisfazione immensa” ha aggiunto prima di concludere: “L’incubo è finito. È durato anche troppo e non ce lo meritavamo. Adesso speriamo che si sia aperta una strada nuova. Diciamo che abbiamo stappato una bottiglia importante”.

Katiuscia Vaselli