Chigiana, il Requiem per Giulia emoziona Siena. Sani: “Un’opera contro la violenza. La musica deve portarci a riflettere”
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Può la musica aiutarci a diventare una società migliore? Per una sera la risposta è arrivata dalle navate di Sant’Agostino. Un lungo applauso ha salutato la prima mondiale del “Requiem per Giulia”, l’opera di Andrea Mannucci che il Chigiana International Festival ha voluto dedicare a tutte le donne vittime di violenza. Non una commemorazione di Giulia Cecchettin, ma un messaggio universale affidato al linguaggio della musica contemporanea.
Una serata intensa, partecipata ed emozionante, che rappresenta uno dei momenti più significativi dell’edizione 2026 del Festival dedicata al tema “Isole”. Un tema che, come spiega il direttore artistico dell’Accademia Chigiana Nicola Sani, trova proprio nella violenza contro le donne una delle sue declinazioni più profonde.
“Parliamo della violenza contro le donne. È un tema che rientra proprio nell’idea di isolamento, in questa idea di segregazione a cui una cultura vecchia, superata, maschilista, di oppressione, di sopraffazione e di isolamento della donna porta ad atti orribili”.
Una riflessione che va ben oltre la dimensione artistica e che individua nella musica uno strumento capace di interrogare il presente. “Questo problema riguarda profondamente la nostra società, una società che si deve liberare dal tema dell’oppressione sulla donna e della violenza sulla donna. Deve essere anche la musica un veicolo che porta a riflettere su questo angoscioso problema”.
È proprio per questo che la Chigiana ha scelto di sostenere con convinzione la nuova creazione di Andrea Mannucci. “Abbiamo sostenuto come Accademia Chigiana, con grande convinzione, la nuova creazione, l’opera di Andrea Mannucci intitolata “Requiem per Giulia””.
L’opera nasce inevitabilmente dal tragico dramma di Giulia Cecchettin, ma sceglie consapevolmente di non fermarsi alla cronaca. Il nome Giulia assume una dimensione simbolica e collettiva, diventando la voce di tutte le donne vittime di violenza.
“Non è una commemorazione di Giulia Cecchettin. Per questo il titolo rimane “Requiem per Giulia”, perché in Giulia noi vogliamo identificare tutte le donne, tutte le donne vittime di violenza”.
Parole che racchiudono il significato più autentico di una produzione che trasforma il dolore in memoria condivisa e la memoria in impegno civile. “Requiem per Giulia significa: Giulia siamo noi, siamo tutti noi e siamo con Giulia perché siamo con le donne e perché non accadano più fatti terribili di questo tipo”.
Ad aprire la serata è stata anche la prima esecuzione mondiale di “D’Altro canto 2” di Nicola Bernardini per cinque voci femminili e live electronics, anch’essa commissionata dall’Accademia Chigiana. Due nuove produzioni che confermano ancora una volta la vocazione del Festival a fare della musica contemporanea non soltanto un’esperienza artistica, ma anche uno spazio di riflessione civile, culturale e sociale.