Enter your email address below and subscribe to our newsletter

Documento di Economia e Finanza

Il tema degli stipendi reali che non crescono non può essere più rimandato

Condividi su

In Italia gli stipendi reali crescono meno dell’inflazione, ed è noto.

Ma quanto meno? Rispetto al 2019, a fine 2025 sono al di sotto. Non è così in altri Paesi, tanto che, all’interno dell’Ocse sulla crescita delle retribuzioni ci troviamo in fondo alla classifica.

Lo stato dell’arte risulta ancora più grave per i giovani: per loro i salari del 2025 sono rimasti in media, addirittura, al di sotto dei livelli del 1990, in termini reali.

I due eventi sfavorevoli che si sono susseguiti, ovvero la pandemia nel 2020 e lo shock inflazionistico nel periodo 2021-2023 non hanno di certo aiutato. Tuttavia, il problema di fondo rimane che l’effetto recupero potere di acquisto dell’Italia non è paragonabile a quello di altri Paesi come Francia, Germania, Paesi Bassi, Irlanda e Spagna, che di fatto hanno ripreso brillantemente la crescita salariale, dopo la caduta.

È evidente che la crisi energetica in corso non favorirà la ripresa del potere di acquisto dei salari e degli stipendi.

La Regione Lombardia per evitare che medici e infermieri che operano ai confini si trasferissero in Svizzera ha deciso di applicare un aumento di stipendio del 20%. Se guardiamo in Europa esistono significative differenze di retribuzione per i medici del settore pubblico. Naturalmente, paragonarli, richiede considerare diversi elementi: l’organizzazione del sistema sanitario, gli anni di esperienza, piuttosto che la rete di finanziamenti pubblici e privati di cui beneficia il sistema sanitario in oggetto.

In ogni caso, in base ai dati della Federazione Europea dei Medici Salariati (FEMS), l’Italia per gli specializzandi si trova all’undicesimo posto come retribuzione media. Le prime cinque posizioni sono ricoperte da: 1. Germania, 2. Svezia; 3. Finlandia; 4. Austria; 5. Paesi Bassi.

Per i medici con dieci anni di esperienza l’Italia risulta in ottava posizione con stipendi netti mensili di circa 3.000 euro; differenze salienti con i Paesi Bassi la cui retribuzione netta è pari a circa 5.750 euro, ma anche con l’Austria (4.305 euro netti) e la Francia (4.250 euro netti).

Per i medici che hanno oltre 25 anni di esperienza, è sempre l’Europa occidentale ad offrireretribuzioni più alte, in particolare, in sequenza: Paesi Bassi, Belgio, Austria, Germania e Francia.

Magari il costo della vita è più elevato in quei Paesi, ma il punto è che i redditi crescono, a differenza di ciò che accade in Italia, consentendo di affrontare aumenti inflativi. Ho preso di riferimento la categoria dei medici proprio perché gli stipendi in Italia sono tra i più bassi in Europa, ma la situazione non migliora per le altre categorie del settore pubblico.

Nel settore sanitario gli specializzandi sono i più colpiti e quelli che tendono di più ad andare all’estero. Questo non è un bene perché perdiamo capitale umano e competenze. È chiaro che nei dati va considerato, soprattutto per i giovani, il problema della disoccupazione che si è attestata intorno al 19-20% nei primi mesi del 2026, e quello dei NEET, giovani fra i 20 e i 24 anni senza lavoro, educazione o formazione professionale la cui percentuale supera ampiamente il 15% e si colloca sui livelli più alti dei 30 Paesi dell’Ocse. Non migliora il dato sul tasso di occupazione per la fascia d’età 20-24 anni, al livello più basso nell’Ocse dopo la Grecia.

Queste cifre, collegate tra loro, ci raccontano che il problema è sistemico e che non è affrontabile se non si assume un occhiale sistemico.

Il tema delle retribuzioni medie in Italia, come più volte ho sottolineato, non è più rimandabile.

Se si riporta sempre tutto al fatto che mancano i soldi, così i soldi non si possono neanche generare. Anzi, saranno sempre meno.

Maria Luisa Visione