La quota del Ministero dell’Economia in Banca Monte dei Paschi di Siena sarà ceduta quando le condizioni saranno più convenienti per lo Stato e per i cittadini, mentre il Governo non intende utilizzare la propria partecipazione per condizionare le operazioni in corso sulla banca senese. A chiarirlo è il sottosegretario all’Economia Federico Freni, intervenuto a margine del Forum Ambrosetti di Cernobbio, dove ha espresso anche una valutazione nettamente diversa sull’Opas di Intesa Sanpaolo e sulle offerte lanciate da Mps su Banco Bpm e Banca Generali.
“La quota di Mps del Mef è una quota che abbiamo dismesso nei limiti in cui la Commissione Ue ci obbligava a farlo. Non abbiamo mai influenzato l’andamento della banca. Prova ne sia il fatto che non abbiamo partecipato alla scorsa assemblea e continueremo a fare così”, ha spiegato Freni.
Quanto alla tempistica per l’eventuale uscita definitiva del Tesoro dal capitale del Monte, il sottosegretario ha aggiunto: “La dismetteremo nel momento di maggiore convenienza per il Mef e, quindi, di maggior convenienza per i cittadini, perché le quote si dismettono al momento di massimo carico possibile”.
Ancora da decidere, invece, l’eventuale partecipazione del Ministero all’assemblea di Mps del prossimo 29 ottobre. “Lo decideremo più avanti – ha affermato Freni –, però la quota del Mef non è lì per influenzare l’operazione o per decidere quale operazione va in porto”.
Il sottosegretario è entrato poi direttamente nel merito della partita bancaria. Freni ha definito l’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps “un’operazione strutturata, importante e intelligente”, mentre ha giudicato diversamente le offerte avanzate dall’istituto senese su Banco Bpm e Banca Generali, considerate “difensive, meno strutturate”. “Vedremo il mercato” come reagirà, ha aggiunto, sottolineando che “solo una ha la possibilità di andare in porto”.
Secondo Freni, inoltre, almeno una delle operazioni sarebbe stata costruita tenendo già conto dei possibili problemi legati alla concentrazione bancaria. “Mi sembra che almeno una delle due operazioni sia strutturata per risolvere in anticipo i temi Antitrust sulle concentrazioni”, ha spiegato, facendo riferimento alla possibilità che Unipol, attraverso Bper, partecipi alla seconda fase dell’operazione.
Una soluzione che, secondo il sottosegretario, consentirebbe di affrontare preventivamente il nodo della concentrazione degli sportelli, dal momento che “ovviamente Intesa non potrebbe avere tutti gli sportelli”.