Tecnologia e personale, Anaao: “La strategia aziendale nell’Asl non sia a scapito di professionisti e cittadini”

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La mobilità dei medici tra gli ospedali dovrà essere volontaria, incentivata e rappresentare un’occasione di crescita professionale, non un’imposizione dall’alto. È una delle condizioni poste da Anaao Assomed alla riorganizzazione della rete ospedaliera chirurgica dell’Asl Toscana sud est, varata recentemente dall’uscente direttore generale Marco Torre. Il sindacato apre al nuovo modello, ma indica alcuni punti considerati irrinunciabili per evitare lo svuotamento dei presidi periferici e tutelare professionisti e pazienti.

La riorganizzazione punta a indirizzare l’attività chirurgica dei diversi presidi dell’Azienda sulla base della complessità e del case-mix. Un cambiamento che, secondo Anaao, rappresenta “un punto di svolta inevitabile” anche alla luce delle esigenze di sostenibilità del servizio sanitario regionale, dei mutamenti demografici, dell’evoluzione tecnologica e della necessità di una maggiore appropriatezza clinica e organizzativa.

“L’approccio di governance non può più essere basato su una difesa ideologica di assetti sedimentati dalla consuetudine e non più sostenibili”, afferma il segretario aziendale Anaao Assomed dell’Asl Toscana sud est, Ernesto Casorelli.

Il sindacato considera possibile una riorganizzazione costruita secondo una logica di “vasi comunicanti” tra centri Hub e presidi di prossimità, purché vengano rispettate precise garanzie. Due, in particolare, sono considerate irrinunciabili: l’accesso equo alle tecnologie più avanzate per tutti i professionisti e la tutela della casistica dei medici, affinché il nuovo modello diventi un’occasione di crescita professionale.

Un punto centrale riguarda proprio gli spostamenti del personale. “La mobilità dei professionisti deve essere volontaria, incentivata e professionalizzante, evitando imposizioni dall’alto che genererebbero ulteriore demotivazione e rischio di fughe. Spostarsi dalla periferia per operare in Hub, e viceversa, deve essere un’opportunità di crescita valorizzata dall’Azienda, non un peso burocratico scaricato sulle spalle dei dirigenti medici”.

Per Anaao, la circolazione delle competenze deve quindi essere bidirezionale e fondata su regole condivise. La definizione delle attività delle diverse sedi sulla base dei bacini di utenza, della complessità della casistica e dei posti letto potrebbe servire a individuare le sale operatorie Hub e garantire un utilizzo appropriato degli spazi e delle tecnologie.

In questo modo, secondo il sindacato, anche i professionisti degli ospedali di prossimità potrebbero avere maggiori possibilità di formazione e crescita, evitando quello che viene indicato come il rischio più temuto: lo svuotamento delle strutture periferiche.

Anaao chiede quindi che il percorso prosegua attraverso un confronto stretto tra Azienda e professionisti, coinvolgendo sindacati e amministrazioni locali. “Come sindacato maggiormente rappresentativo della dirigenza medica e sanitaria siamo sempre disponibili al confronto con tutti, comprese le amministrazioni locali, le quali però, prima di prendere posizioni definitive, dovrebbero ascoltare chi rappresenta i professionisti”, sottolinea Casorelli.

L’obiettivo indicato è contrastare sia la desertificazione professionale degli ospedali periferici sia la migrazione forzata dei pazienti, costruendo un’offerta sanitaria fondata su qualità e appropriatezza.

“Rivedere il nostro modello organizzativo sanitario significa misurare l’efficienza dei servizi, alla quale si lega evidentemente il rispetto di chi, ogni giorno, quella sanità la garantisce con il proprio lavoro. Su questo punto Anaao sarà inflessibile”, conclude Casorelli.