Mps, Norges boccia il piano Lovaglio. L’Antitrust frena Intesa su Generali

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Un no alla fusione tra Monte dei Paschi e Mediobanca e alle due offerte su Banco Bpm e Banca Generali. A pochi giorni dall’assemblea degli azionisti del 29 ottobre, arriva la posizione contraria di Norges, investitore che detiene il 2,9% del capitale di Mps. Intanto, sull’altro fronte della partita bancaria, l’Antitrust avverte Intesa Sanpaolo: l’eventuale partecipazione indiretta in Generali dovrà restare un investimento esclusivamente finanziario, senza possibilità di influenzare le decisioni della compagnia assicurativa.

Due sviluppi che si inseriscono nel confronto sul futuro della banca senese, tra il progetto industriale sostenuto dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio e l’Opas promossa dal gruppo guidato da Carlo Messina.

Secondo quanto appreso dall’agenzia AGI, Norges si è espressa contro l’ipotesi di fusione tra Mps e Mediobanca e ha manifestato contrarietà anche alle due Ops su Banco Bpm e Banca Generali. Una posizione significativa in vista del voto, considerata la partecipazione detenuta dall’investitore nel capitale del Monte.

Nelle proprie linee guida, Norges sottolinea che “le fusioni, le acquisizioni e le altre operazioni societarie dovrebbero massimizzare i rendimenti per gli azionisti”. Tra i criteri di valutazione vengono indicati la trasparenza delle informazioni, il trattamento equo degli azionisti e l’assenza di conflitti di interesse non necessari.

Nel frattempo, l’attenzione si concentra anche sulle condizioni che potrebbero accompagnare l’operazione di Intesa Sanpaolo. Il presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, Saverio Valentino, intervenendo a un convegno a Bruxelles, ha spiegato che il gruppo dovrà adottare “misure correttive comportamentali affinché la potenziale quota indiretta in Generali resti un investimento puramente finanziario”.

Il riferimento è alla partecipazione del 13,3% detenuta da Mediobanca in Generali, che potrebbe entrare indirettamente nell’orbita di Intesa attraverso l’acquisizione di Mps. Una situazione sulla quale l’Antitrust ha acceso i riflettori per i possibili effetti sulla concorrenza nel settore bancario, assicurativo e della gestione del risparmio.

“È essenziale evitare che il gruppo nascente dalla fusione acquisisca qualsiasi potere di influenzare il comportamento” di Generali, ha precisato Valentino.

Il presidente dell’Autorità ha ricordato inoltre la preferenza generale per i rimedi strutturali, come la cessione di attività e sportelli nelle aree in cui si registrano sovrapposizioni significative. Nell’ambito dell’operazione, Intesa si è impegnata a cedere 635 filiali e il marchio Mps a Unipol, con un successivo passaggio a Bper.

L’istruttoria dell’Antitrust, avviata il 15 settembre, dovrà concludersi entro il 30 novembre. Resta dunque aperta anche la questione delle condizioni necessarie per garantire la concorrenza, mentre l’eventuale Opas potrebbe prendere il via prima della decisione dell’Autorità.

Per Siena, intanto, il prossimo appuntamento decisivo resta quello del 29 ottobre. Il voto degli azionisti dirà quale sostegno potrà raccogliere il progetto dell’attuale management, mentre sul fronte Intesa continuano gli approfondimenti delle autorità di controllo. Due percorsi differenti, destinati a incidere sugli assetti futuri della banca più antica del mondo.